Avanti della domenica

N. 44 del 19 dicembre 2010

Ilio Moretti - Più forza se torniamo alle origini
mercoledì 15 dicembre 2010

Ilio Moretti*

Il PSI viene accreditato da tutti i sondaggi appena sopra lo zero di consensi e i decimali dopo la virgola mostrano la tendenza a ridursi ancora, impercettibilmente, come è nella natura dei piccoli numeri, ma inesorabilmente. Malgrado l’apparente destino cinico e baro che lo spinge al ruolo di mera testimonianza,  non è però indegno di esprimere proposte politiche sui temi caldi del momento, ha pronosticato in tempi non sospetti quello che sarebbe avvenuto oggi, conserva  il prestigio di chi  è stato sempre schierato dalla parte della gente che lavora.
Può tornare ad essere protagonista della scena politica, sol che lo si voglia da tutti con sagacia, sacrificio e chiarezza di propositi. Il  PSI incarna bene l’eclettica ideologia socialista, che si adatta alle diverse situazioni storiche ed antropologiche, ma abbisogna di innovazione interpretativa e rappresentativa dei bisogni della gente, e una visione storicizzata e attualizzata delle soluzioni politiche, coerenti con la storica collocazione politica. Attardarsi attorno a strategie politiche che non sono le proprie, per fini elettorali, squalifica l’azione socialista  accomunandola a quella di forze politiche che della perdita d’identità  fanno un punto di forza anziché riconoscere che è un segno di lampante debolezza. Dell’esperienza del sindacato, dato per strafatto qualche anno fa e risorto a nuova vita, i socialisti devono fare tesoro e ricordare che a nessun sindacato può essere lasciato il ruolo politico di rappresentare le classi lavoratrici che è proprio di un partito, specie in un’epoca come la nostra in cui a chiedere protezione c’è anche un ceto medio impoverito e disorientato. Al bando le divisioni artificiose tra  i socialisti, i socialdemocratici e i veri riformisti; si vada all’unità e ad una nuova Resistenza contro la voglia di regime, contro l’intolleranza verso le diversità, contro lo sfascio della democrazia, dell’economia, della cultura, del benessere sociale, contro il liderismo che distrugge partiti ed istituzioni. Il partito deve farsi più leggero al centro e più ponderoso in periferia, meglio radicato nel territorio;  idoneo a percepire e recepire le istanze del lavoro e della comunità civile. Meglio radicato non significa solo avere più peso nelle amministrazioni locali, come intendono gli orfani del potere, ma essere più presente nella società civile, nei conflitti sociali per volgerli al successo delle rivendicazioni popolari e di quelle democratiche in primo luogo. Tornare a fare cultura e tendenza non è un ruolo nuovo per i socialisti; è solo riprendersi quello che è stato il loro vanto e la loro linfa vitale per oltre cento anni. I socialisti  imparino a non sottovalutare avversari e alleati. Coloro che hanno combattuto il PSI lo hanno fatto per carpirgli e fare propria quell’idea di riformismo che rappresentava e rappresenta ancora la giusta soluzione dei problemi del  paese Italia. Non sono riusciti a realizzarla,  non hanno saputo o voluto  tradurre nei fatti quel grande progetto di cambiamento della società italiana pensato e voluto fortemente dai socialisti già negli anni Ottanta. Lo si riprenda in mano: è sempre lì attuale che aspetta qualcuno che abbia a cuore veramente le sorti del Paese e non le chiacchiere
*Federazione di Arezzo