Gerardo Labellarte
“La prima cosa che abbiamo fatto nella nostra gestione della città è stata quella di cacciare i troppi cretini al comando che abbiamo trovato a Roma”. Questo dichiarava il prode Alemanno qualche mese dopo la sua elezione, smentendo quanto affermato in campagna elettorale: “non ci sarà nessuno spoil system, sarà premiato solo il merito”.
Ora che gli intelligentissimi, e fedelissimi, che ha messo alla guida delle municipalizzate romane sono nei guai fino al collo, non solo per le assunzioni di massa di parenti, amici, conoscenti e cubiste varie, ma soprattutto per i conti devastati delle rispettive aziende, il prode prende le distanze. “Non mi sono mai occupato di assunzioni” “chi è entrato violando le regole perderà il posto”. Affermazioni stentoree, come è nello stile del personaggio, ma del tutto fasulle. In realtà il Sindaco di Roma, seguendo l’esempio del suo nuovo leader, Silvio Berlusconi, fa il contrario di quello che dice e dice il contrario di quello che pensa. Intanto si è sempre occupato di assunzioni, come ben sa chi lo conosce e come è notissimo a tutti fin dalle imbarcate ai tempi del Ministero dell’Agricoltura. E non ha nessuna intenzione di far perdere il posto a chi ha violato le regole, anche perché il primo responsabile di queste violazioni è lui stesso. Conoscendo la storia di Alemanno, e il suo inquietante retroterra, fatto di picchiatori ripuliti, clientele fameliche, ex pugili e curvaroli violenti, non siamo affatto stupiti di quanto sta accadendo. I romani, dal canto loro, si sono espressi in maniera abbastanza chiara in occasione delle recenti elezioni regionali dando una netta maggioranza in città al centro sinistra. Ma l’aspetto interessante della vicenda è la conferma della rottura, forse definitiva, con quello che qualcuno ha definito il vero partito di governo della città, quello degli immobiliaristi. Tanto per fare un esempio a caso, Il Messaggero ed il suo editore, il costruttore Caltagirone, che furono determinanti nella sua elezione, ora non lesinano pesanti critiche, simili a quelle riservate a Veltroni ai tempi della non dimenticata “variante della Bufalotta”. Mandando forse al nostro prode un messaggio stentoreo come i suoi ma meno aleatorio: chi viola le regole perde il posto.