Nilo Arcudi
Voglio esprimere intanto apprezzamento per l’iniziativa organizzata dal partito che fa seguito al Congresso Nazionale che abbiamo avuto l’onore di ospitare a Perugia e alla Conferenza Programmatica di Ferrara.
In questi mesi in cui in Italia si è parlato della casa di Montecarlo e delle vicende di Ruby noi ci siamo occupati di questioni che interessano il paese e la vita degli italiani.
Ritengo molto opportuno aver organizzato proprio in questi giorni la consulta degli amministratori per discutere della situazione che vivono concretamente le autonomie locali nel nostro paese.
Anche dall’atmosfera che si respira nella sala è evidente la sofferenza degli amministratori locali tanto piu’ in questi giorni in cui nei nostri comuni si discute del rispetto del patto di stabilità e si fanno le prime riunioni per definire il bilancio del 2011.
La drammatica situazione degli enti locali si inserisce in un contesto internazionale di cui dobbiamo avere la consapevolezza, la crisi dell’Irlanda di questi giorni che fa seguito alla crisi greca e che puo’ precedere un’analoga situazione in Portogallo e in Spagna, non può in alcun modo farci stare tranquilli.
L’Italia infatti ha ancora, il debito pubblico insieme alla Grecia più alto in Europa, la convinzione oramai diffusa per cui la crisi finanziaria non ha colpito il nostro paese per merito del governo e del ministro Tremonti come osservano gli analisti finanziari più acuti è del tutto infondata. L’Italia riesce ad oggi ad evitare la crisi finanziaria a seguito della solidità complessiva del nostro sistema, le famiglie italiane infatti hanno un basso debito privato cosi’ come le nostre aziende sono in rapporto alle altre imprese europee poco indebitate e le banche italiane hanno una solidità patrimoniale dovuta alla complessiva mancanza di operazioni finanziarie derivate in particolare mutui subprime. È necessario, però, per difendere il nostro paese da possibili aggressioni speculative cominciare a crescere di più, il Pil in Italia cresce in maniera significativamente inferiore alla media europea è molto al disotto del Pil della Germania. Ed è proprio su questo che il Governo ha fallito, assenza totale di una politica industriale, di un serio processo di riforme strutturali di una vera polita energetica nazionale (a parte le visite private di Berlusconi nella casa di Putin o nella tenda di Gheddafi).
È evidente la sofferenza e l’affanno in cui versa l’Italia, ed è per questo, e non per le liti tra Berlusconi e Fini, che questo Governo dovrebbe dimettersi.
Fra l’altro proprio oggi questa percezione è stata confermata dall’indagine del Censis che descrive un paese appagato, che non crede nel proprio futuro, e che ha alcuni indicatori assolutamente inaccettabili.
Nell’epoca del berlusconismo il dato che ha più colpito è la fortissima riduzione tra il 2004 e il 2009 delle partite Iva, di cui questo governo dovrebbe essere il diretto rappresentate oltre ovviamente al dato impressionante oramai noto delle’evasione fiscale che si attesta intorno ai 100 miliardi di Euro. E’ sempre piu’ necessario quindi aprire in Italia una nuova stagione di sviluppo e di coesione sociale, di riforma e di libertà in cui abbiano un ruolo le autonomie locali e di cui si deve fare interprete un nuovo centro sinistra, veramente riformista che sappia rispondere ai bisogni più profondi del nostro paese. Purtroppo, ad oggi, è evidente come il centro sinistra non sia in grado di costruire una vera alternativa, le posizioni demagogiche e populiste dell’Italia dei Valori e in parte di Sinistra e Libertà oltre alla evidente difficoltà del Partito Democratico non ci consentono di essere definiti come una vera alternativa.
È per questo che noi, che i Socialisti devono essere protagonisti di questa alternativa per costruire un vero progetto riformista, credibile che dia fiducia e speranza nel futuro.
La demagogia infatti come dice, un noto poeta francese, rispetto ai tempi della storia dura pochissimo, ma i danni che produce sono eterni, e anche per questo che in Italia come accade ovunque in Europa c’è bisogno di più Socialisti, di più Riformisti, ce n’è bisogno per noi ma ce n’è bisogno per il nostro Paese.