Avanti della domenica

N. 42 del 12 dicembre 2010

Lettere. Mario, Loris, Giacomo, Paolo , Gennaro, Bertinazzo
giovedì 9 dicembre 2010

La Costituzione e lo sciopero dei calciatori

Dall’enclave di varia umanità del rinnovato bar di Puianello,  i problemi del singolo vengono risolti dagli altri. Al “tavolo politico-letterario” che ricorda presuntuosamente quello di Hemingway nei bar de l’Havana, l’argomento di stasera è “la Costituzione e il diritto di sciopero” (art. 40). Fra noi alcuni ribadiscono che la Costituzione riconosce il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero (art. 21). Ed è proprio sulla base di tale principio che corale è il dissenso e la condanna morale nei confronti del ventilato sciopero dei calciatori delle squadre di serie A, dorati “eroi della pedata”, idoli ed esempio condizionante dei giovani e delle menti deboli, sportivi non praticanti che spendono fiumi di parole nel commentare il risultato di una partita e nulla dicono sul flusso di denaro che, amorali Presidenti, riversano nelle tasche dei p(r)edatori. Nulla dicono sul fatto che la collettività (i Comuni) spende per stadi utilizzati poche ore ogni settimana.
Nulla dicono per i costi che la collettività (lo Stato) spende per il servizio d’ordine: poliziotti e carabinieri che rischiano la propria incolumità per la furia cieca di facinorosi tifosi. Nulla dicono che, per aver dato calci ad un pallone, vanno in pensione fra i 52 e 56 anni. No, così non va. Libertà di sciopero, ok. Ma neppure un euro pubblico venga speso per lo sport professionistico; paghino tutto i Presidenti. Questa la conclusione del dibattito di stasera dei membri del “tavolo politico-letterario” del rinnovato bar di Puianello.
Amaramente
Mario, Loris, Giacomo, Paolo

Tramonto delle ideologie? Tuttaltro

Qualcuno, sia da destra che da sinistra, ritiene che le difficoltà in cui si trovano i partiti socialdemocratici europei, siano dovute alla incompiutezza della loro revisione ideologica. In quanto espressione di una storia del ‘900 ormai superata, secondo questi critici ci troveremmo in un mondo post-ideologico nel quale le distinzioni tra destra e sinistra si sarebbero così sfumate da risultare non più decisive. Al posto della lealtà agli schieramenti, ci troveremmo di fronte ad un elettorato fluttuante che di volta in volta voterà per uno dei due calderoni in cui si è rimescolata la società politica italiana. Da qui l’idea dello sradicamento sociale, del partito del leader e della comunicazione politica tutta basata sulla televisione. Questa visione può essere comoda, ma non considera il fatto che non viviamo per niente in un mondo post-ideologico, anzi. La società attuale è pervasa da un’ondata ideologica potente che rischia di essere lasciata senza antidoti e che diffonde elementi culturali (come l’edonismo, l’individualismo, la smobilitazione politica ecc.) lontani da quelli comunitari e solidaristici connessi ad una democrazia partecipata che è propria della sinistra. La “libertà di giudizio”che viene attribuita all’assenza (post-ideologica) di ancoraggi, è facile preda della cultura dominante. E’ per questo che certi politici e partiti del centrosinistra scoprono, a volte con stupore, di non sapere più dove andare. A forza di inseguire la destra hanno perso quel minimo di coerenza e di stabilità che sono necessarie perché qualcuno creda alle loro idee.
Francesco Gennaro
Sinistra ecologia libertà - Rovigo


La politica ha bisogno di dignità

È risaputo che due socialisti a confronto, producono almeno tre idee. È altrettanto noto che le stesse idee discusse nelle sedi della politica, sono portate avanti dai socialisti in modo unitario, convinto e dignitoso.
Pare però, e lo si percepisce dalle “azioni quotidiane” riportate dalla stampa, che questo modo di affrontare la politica non sia più di moda. Ma soprattutto che non ci sia più fermezza, non ci sia più una politica condivisa, una politica coerente, una politica mite ed al servizio dei cittadini, della polis. La politica oggi è tutto un tatticismo, tutto un “contrattare” per guadagnare posizione e sostegno, soprattutto da parte di PD e PDL, che pur di apparire il partner ideale e migliore agli occhi della SVP, rinuncia ad una politica dignitosa, rinuncia alla dignità della politica. I temi recentemente trattati da PD e PDL sono l’emblema di ciò che ho scritto: toponomastica, simboli storici e monumenti, l’abiura della Biancofiore dopo gli ammiccamenti di Frattini, le norme di attuazione su energia e da ultimo sul Parco dello Stelvio, la legge salva-SEL, ecc.
Si contesta la politica etnica, si alimenta però lo scontro politico a favore di una politica etnica da parte della SVP, che a costo zero porta a casa l’impensabile, mettendo a dura prova il rapporto non solo dei gruppi linguistici, ma anche tra istituzioni pubbliche, come lo sono AE e SEL.
L’importante è salvare le “posizioni” di chi oggi siede al governo, ma servirebbe altro, in primo luogo dignità.
Alessandro Bertinazzo
Segretario PSI dell’Alto Adige