Avanti della domenica

N. 42 del 12 dicembre 2010

Margherita E. Torrio - Pci-Psi, dal passato si può imparare
giovedì 9 dicembre 2010

Margherita E. Torrio

Il partito sta impegnando le sue energie per un grande sforzo di ristrutturazione ed organizzazione.
Ne è il segno l’operazione di tesseramento, la organizzazione sistematica dei congressi zonali tesi a ristabilire il rapporto con i territori, il censimento in atto degli amministratori locali, ultima la convocazione degli stessi per la definizione di una consulta degli amministratori. Rappresentano una risorsa importante per ricostruire la traccia dei legami sul territorio e della rete di consenso interno e d esterno al partito, dando sia a è chi  iscritto sia a chi  non è iscritto al partito, dei segnali sulle questioni che drammaticamente investono il paese nella sua interezza e i territori nello specifico. Ben vengano ristrutturazione del partito e consulta degli amministratori se rappresenteranno un salto di qualità nel superamento delle logiche che hanno visto, per lungo tempo, un partito solo degli amministratori, avulso dalle richieste di chi aspetta che si faccia politica e non alchimie, spesso a garanzia di sé; il modo per favorire uno scambio continuo tra il partito e gli amministratori che si riconoscono in esso.
Si avverte, infatti, l’esigenza di interventi costruttivi rispetto al momento delicatissimo che vive il paese. Gli elettori , cittadini attenti e maturi più di quanto sembri, si accorgono che entrate ed uscite, dal nostro come da altri partiti, sono state generalmente dettate in agenda da aspirazioni , legittime quanto si voglia, ma anche segnate da alleanze e determinismi che hanno segnato negativamente la storia recente e meno recente. Non basta che ci sia un ricambio che sembra ricordare il gioco dei quattro cantoni. C’è bisogno di un cambio di scelte, di programmi convincenti, di investire per le nuove generazioni senza generazionalismi, di ripensare insieme le regole per riportare fiducia nel nostro paese. 
Questo sembra un momento adatto, anzi  inesorabilmente necessario, a intraprendere una via che sia strada di responsabilità e di nuovo e diverso impegno. Il PSI che viene da un recentissimo ricompattamento sottolineato dal riconquistato nome, avrebbe le carte in regola per riavviare un processo aggregativo se anche propositito. Approfittando dei segnali importanti che vengono da più parti.
A Roma due eventi sembrano nascere dalla presa d’atto che qualcosa non è più come prima. Il primo è legato alla presentazione del libro di Valentine Lomellini, derivato da una tesi, L’appuntamento mancato. La sinistra italiana e il dissenso nei regimi comunisti, 1968-1989,Le Monnier, 2010, organizzato dalla Fondazione Nenni e dalla Fondazione Gramsci, il 17 novembre..  E’ l’occasione per Silvio Ponza e  Tamburrano di ragionare sul rapporto che ebbero PCI e PSI all’epoca del dissenso, a cominciare dai fatti d’Ungheria. L’altro evento, di due giorni è a palazzo S. Macuto, presso la sala degli atti Parlamentari, il 18 e 19 novembre, su Socialisti e Comunisti negli anni di Craxi. Luciano Cafagna, Craveri, Luigi Covatta, Claudio Signorile, Marc Lazar, Luciano Pellicani, Silvio Pons, Antonio Guiso, Andrea Romano, Rino Formica, Macaluso, Petruccioli, Acquaviva, Chiarini, De Michelis, Martelli e tanti altri sino a  Simona Clarizi, si interrogano  sulla capacità politica di Craxi e del PSI di promuoversi, pur essendo minoritari rispetto alla DC ed al PCI, grazie alla scelta di darsi un ruolo propositivo nel sistema di quegli anni, in opposizione ai due grandi partiti.
Il ragionamento corre dai momenti di contrapposizione, che si confermò anche dopo la morte di Berlinguer, sino a tangentopoli; tocca gli avvenimenti che seguirono la caduta in URSS del comunismo, la scelta di Occhetto di cambiare nome in Partito Democratico della sinistra, per la preoccupazione di far digerire ai militanti la parola democratico perché strettamente collegata alle idee delle socialdemocrazie europee.
Perché ragionare sugli anni perduti? Non avrebbe motivo di essere a meno che non nasca da questo ragionamento uno stimolo nuovo, ad affrontare in modo più reattivo, non conformistico, fortemente propositivo il nostro oggi, con un coinvolgimento che riscatti le fughe in avanti o i ritardi o, banalmente, le furbizie di chi volle solo garantirsi o cavalcare gli avvenimenti senza fare i conti con la storia, in quei già torbidi anni del crollo dei partiti; a meno che, il gioco di scompaginamento e di  riposizionamenti in atto e, probabilmente, in ulteriore sviluppo, non serva a riavviare un processo utile a dare respiro alla sinistra e, soprattutto, di intervenire, democraticamente, sullo stare insieme delle cose e sul modo dello stare insieme, cioè sul sistema”.