Avanti della domenica

Articoli N. 17 del 6 giugno 2010

Verso il Congresso
Angelo Sollazzo - L’autoriforma della politica
venerdì 4 giugno 2010


Gli scandali di questi mesi denotano lo scadimento della militanza politica.
Proprio perché mancano gli ideali, la dirigenza dei partiti, con poche eccezioni, ritiene normale la propria impunità e opera con una sufficienza allarmante appropriandosi della cosa pubblica. Gli scandali degli ultimi anni sono stati fatti passare in sordina, come se fossero piccoli incidenti di percorso. La vendita del Banco di Napoli, della Telecom, dell’Alitalia, il caso Cirio, Parmalat, Il Banco Popolare di Lodi, il caso Unipol, e tantissimi altri episodi fanno impallidire la tangentopoli degli anni novanta, quando anche se vi erano gravi episodi di corruzione, la grande parte di quella oscura vicenda giudiziaria, riguardava il finanziamento dei partiti.
Lo stesso finanziare il Partito era un atto di militanza, e nessuno pensava al lato illegale del proprio fare, proprio perché, con qualche eccezione, non vi erano arricchimenti personali.
Oggi siamo di fronte ad acquisti di case private, con assegni circolari, a interessi diretti in aziende ed attività finanziate dallo Stato, all’utilizzo privato di beni pubblici, siamo di fronte a ruberie vere e proprie. Tutto ciò alimenta l’antipolitica ed esalta l’azione dei moralisti di professione, che di frequente, hanno commesso reati peggiori dei loro accusati.
E’ vero, però, che, per evitare il discredito assoluto, è necessario che la politica cambi passo ed i politici cambino comportamenti e stili di vita. Un’autoriforma è possibile con l’intento di ridare alla politica la nobiltà che le compete.
Ridurre gli stipendi ai politici è cosa giusta, ma insignificante, rispetto a provvedimenti che potrebbero realmente lasciare il segno come, per esempio:
abolire subito, in un mese, le Province e le Comunità Montane, i Consorzi ed i Nuclei Industriali di Bonifica, di interventi vari, le cui funzioni sono già proprie delle Regioni, le IPAB e tutti gli Enti di assistenza, gli Enti ancora in attività, inutili e che, in molti casi, risalgono alla prima guerra mondiale; ridurre il numero dei Consigli di Amministrazione degli Enti ed il numero dei consiglieri che non deve superare le tre unità. La politica direttamente ed indirettamente oggi impegna circa cinquecentomila persone. E’ possibile ed urgente ridurre tale esercito a non più di centomila unità. Il provvedimento che lascerebbe davvero il segno e potrebbe riconciliare la pubblica opinione con la politica, sarebbe l’applicazione dell’articolo 49 della Costituzione sulle attività dei Partiti.
Oggi nella confusione totale in cui ci troviamo, risulta evidente che occorre ridare ai partiti le funzioni proprie di direzione e di organizzazione del consenso. Diversamente faranno politica solo i ricchi danarosi, gli industrialotti ambiziosi e nessun gruppo dirigente nascerà dal basso.
Con l’attuale legge elettorale non vi può essere alcuna selezione della dirigenza politica, poiché basta essere amico, parente o amante del Capo, per essere messo in lista, fare il deputato od addirittura il ministro. Altro che potere di base o gavetta nelle sezioni, si è nominati e non eletti dal popolo. E proprio perché non eletti, gli attuali parlamentari non si curano del collegio elettorale né seguono le vicende del loro territorio.
Restituire ai cittadini la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, codificando per legge, con qualsiasi sistema elettorale, l’istituto delle primarie. E’ il modo di consentire a tutti di candidarsi ed agli elettori di poter scegliere.
L’art. 49 della Costituzione definisce democratici i partiti politici, tenuti, per legge, a presentare al Parlamento i propri bilanci. Oggi i partiti non solo non sono democratici ma addirittura personalizzati.
I congressi spesso sono una farsa, la selezione dei dirigenti avviene per cooptazione, il tesserato conta nulla o poco più, la base viene convocata solo per applaudire il Capo, insomma siamo di fronte alla non applicazione del dettato costituzionale.
La proposta di impedire, con una leggina, l’inserimento del nome del leader del Partito sul simbolo elettorale sarebbe già un buon colpo alla personalizzazione della politica. I Partiti devono essere soggetti collettivi e quindi democratici. I congressi si devono celebrare con il pieno rispetto delle regole e si deve consentire, in caso di comportamenti non democratici, l’intervento di una autorità terza, prevista dalla legge. Bisogna combattere la concezione proprietaria dei Partiti e della politica. I bilanci dei Partiti, decisamente, e da sempre falsi, devono essere presentati non al Parlamento ma ad altro organismo, Corte dei Conti o authority apposita, che ne certifichi la regolarità.
Nel caso di non applicazione della democrazia interna e di non correttezza dei bilanci, i partiti inadempienti devono essere esclusi dal finanziamento pubblico e non devono poter concorrere alle elezioni ai vari livelli.
La Costituzione non può essere modificata di fatto o per consuetudine. La proposta più seria e convincente che si può avanzare, di fronte a tanta confusione, sull’applicazione e la riforma della Costituzione, è quella di eleggere una Assemblea Costituente con il compito di riformare ed adattare ai nuovi tempi la carta fondamentale della Stato, evitando di ingolfare il Parlamento, già in difficoltà di per se, evitando condizionamenti di sorta ai nuovi costituenti.