Avanti della domenica

N. 42 del 12 dicembre 2010

Utilizzare le amministrative per mettere in campo il nuovo centrosinistra
L’alternativa a Berlusconi non nasce dal 15 dicembre
giovedì 9 dicembre 2010

“Tutte le forze politiche che il 14 dicembre voteranno contro Berlusconi non costituiranno automaticamente un’alternativa al governo che c’è. Fini non è alternativa di governo, come invece lo siamo noi. Quanto a Casini forse, ma solo forse, potrebbe diventarlo”.
Lo ha detto Riccardo Nencini chiudendo la conferenza nazionale degli amministratori socialisti di tutta Italia tenutasi sabato 4 e domenica 5 a Rimini. “Il 15 dicembre - ha sottolineato - possono succedere tre cose: nasce un nuovo governo di centrodestra, oppure un governo di responsabilità nazionale, oppure - ultima ipotesi - si va al voto. Se si esclude  questa ultima ipotesi, cosa dobbiamo però fare nel tempo che ci separerà dal ritoprno alle urne? Il centrosinistra, se resta in piedi un governo di centrodestra, dovrebbe utilizzare le amministrative che si terranno tra pochi mesi, per mettere in campo una coalizione competitiva, che rappresenti la cosa più lontana possibile dall’Unione con un solo leader che parla in nome di una coalizione e con un programma, concreto, credibile e comprensibile”.
Secondo Nencini, i temi nodali del programma dovrebbero essere l’abbassamento delle tasse, che con Berlusconi sono cresciute di quasi mezzo punto, la sicurezza e il tema del lavoro con le misure per il rilancio dell’economia: patrimoniale, tassazione delle rendite finanziarie, lotta all’evasione fiscale.  “Certamente – ha chiosato il leader del PSI - nella preparazione di un programma condiviso non ci aiuterebbe fare le primarie che darebbero l’immagine di un centrosinistra rissoso e autoreferenziale. Se vogliamo essere davvero europei dobbiamo prendere il leader del partito più grande della coalizione e candidarlo a premier”.
“Da gennaio intanto – ha concluso Nencini - chiederemo che vangano a sostenerci per un referendum abrogativo della legge elettorale. Capiremo dopo il 14 cosa accadrà, ma solo un nuovo governo di emergenza nazionale potrebbe cambiarla. Certo è che questa legge elettorale è oggettivamente un rischio per la democrazia, basti pensare che una minoranza assoluta anche del 30% su una platea di votanti che generalmente si assesta attorno al 60-70%, a Costituzione invariata, può non solo governare col 55% dei seggi, ma determinare anche tutti gli organismi di garanzia a cominciare dal Quirinale”.