Avanti della domenica

N. 40 del 5 dicembre 2010

Lettere di: Sanchini, Regolo, Fragiacomo, Rota
mercoledì 1 dicembre 2010

Vive la France!

L’Internazionale Socialista tenutasi a Parigi nei giorni scorsi ha attirato compagni da tutto il mondo. Una moltitudine socialista, magari anche un poco pittoresca, triste e anche allegra. Quello che è certo è che l’Internazionale, con i suoi temi ha rilanciato l’orgoglio socialista tanto che finito l’incontro molti delegati sono voluti restare a parlare del socialismo in generale e di quello del loro Paese in particolare, il tutto nelle sedi ospitalissime del Partito socialista francese, insuperabili nella loro signorilità e collaborazione. La presenza dei socialisti nella capitale francese ha dato una piccola “smossa” ai parigini. Ora la stupenda città sta riprendendo la sua calma, il consueto silenzio dei locali del centro storico. Magari qualche avventore ricorda sorridendo il clamore poliglotta dei socialisti cosmopoliti. Per la gioiosa accoglienza dei francesi, e a prescindere dal loro pensiero politico, come non dire Vive la France!
Nivio Sanchini
segretario federazione Psi in Francia


Salviamo i naufraghi

Il PSI appare oggi come un movimento politico piccolo ma è quello con più storia, coerenza e serietà. Il centro-destra, una volta pieno di idealità, si è fatto avviluppare da un’orgia di potere senza sbocchi. Il “futuro e libertà” di Fini è un rigurgito disperato ed effimero di chi era arrivato alle soglie dell’anzianità a diventare al più il “lacchè” di Berlusconi. Ora che il sistema di potere berlusconiano è giunto al tracollo, Fini cerca in qualche modo di continuare a galleggiare restando attaccato concessagli dallo stesso Berlusconi.
Il Psi ha il dovere storico, politico, sociale di tenere ferma la rotta della sua ancora debole ma prestigiosa navicella pronta ad imbarcare e salvare quanti più naufraghi possibile provocati dal terribile ciclone che sta per abbattersi sul barcone di cartapesta del Governo Berlusconi.
Attilio Regolo - Grosseto

Buone anche le uova marce

“Armati” di cartelli, su uno dei quali fa provocatoriamente capolino il titolo di un’opera di Lenin, il celebre “Che fare?”, gli studenti italiani assaltano simbolicamente il Palazzo (Madama) per contestare la riforma(/assassinio) della scuola e dell’università pubbliche predisposta dal ministro Gelmini, e trovano ad attenderli la polizia in tenuta antisommossa. Seguono tafferugli, le solite botte, qualche arresto e, alla fine, un lancio liberatorio di meritatissime uova marce. Che fare, che dire? Che è sacrosanta la protesta della nostra meglio gioventù contro il governo del fare porcate – ultima, in ordine di tempo, lo scippo del 5 per mille, regalato in buona parte al Vaticano per le sue scuole -, e che la presa di coscienza delle ragazze e dei ragazzi italiani ci rincuora, così come ci rincuora lo spirito battagliero dei loro coetanei inglesi, pronti a sfidare il gabinetto Cameron che, con la scusa della crisi economica, triplica le rette universitarie, al fine non dichiarato, ma palese, di interdire alle classi subalterne l’accesso alla cultura e alle professioni. Insomma, il bromuro televisivo non è poi così efficace, e questa è una gran bella notizia. Quanto alle reazioni della “politica”, sarebbe meglio sorvolare, per carità di Patria.
L’avvocato siciliano che presiede il Senato parla di “vile” aggressione studentesca, dimostrando in un sol colpo di avere poca fantasia (gli studenti come gli insorti iracheni, che sono “vili” a prescindere?) e di non conoscere l’italiano. Il dizionario Sabatini Coletti definisce vile - primo significato - “chi è privo di coraggio”, e mi pare evidente che a quanti vanno in piazza, a volto scoperto, per sostenere un’idea il coraggio non faccia difetto. Il codardo, in genere, non fronteggia la forza pubblica: semmai, la chiama in sua difesa, e si asserraglia, terreo e preoccupato, in qualche sala od ufficio. Difficile, insomma, che il messaggio degli studenti italiani sia giunto all’aula sorda del potere berlusconiano, colpita in pieno, però, da quelle innocue uova: innocue, ma forse capaci di ridestare una nazione dal sonno. La protesta è un pulcino, che può crescere.
 Norberto Fragiacomo - Trieste

Chiesa cattolica e privacy

La religione non dovrebbe essere un’imposizione o un incubo, né per i suoi fedeli né tantomeno per chi la fede non ce l’ha. Così, mentre i cattolici, con estrema prepotenza ed arroganza, pretendono di decidere della vita e della morte degli altri e tentano di imporre allo Stato (quindi a tutti i cittadini, sia cattolici che non) delle leggi in linea con le loro credenze, i Valdesi, cristiani anche loro, hanno recentemente istituito (presso il loro Tempio in c. Vittorio 23) uno sportello per la compilazione e la consegna dei testamenti biologici, affiancandosi così all’iniziativa del Comune di Torino, osteggiata invece dal Governo e dalla CEI.
Se per i cattolici la vita appartiene a Dio e non a noi stessi, benissimo, non facciano il testamento biologico, però abbiano la cortesia di permettere, almeno a chi cattolico non è, di disporre della sua vita come gli pare. Come fanno i Valdesi. I quali credono nel principio della libertà individuale, non in quello angosciante della coercizione suli altri.
Che poi che cosa importi ai cattolici se alla fin fine ci sarà qualche posto occupato in più all’inferno e qualcuno in meno in paradiso per colpa di quelli che rifiutano un fine-vita artificialmente prolungato e non dignitoso e perciò fanno il testamento biologico, io non l’ho mai capito. Non sarà una questione che ciascuno di noi dovrà vedersi a tu per tu con il suo Dio? Una faccenda privata fra noi e “Lui”? Questi cattolici la devono smettere una buona volta di violare la nostra privacy.
Enrica Rota
 Resp. Reg. Laicità e Diritti Civili PSDI Torino