Con l’approvazione di una serie di emendamenti del PD e di FLI, la riforma Gelmini assume ora un profilo più benigno per il futuro dell’Università.
Il disegno di legge presenta ora ottime novità, come l’assegnazione di fondi e scatti salariali sulla base della peer review, la valutazione tra pari, e i concorsi con commissari a sorteggio.
Restano comunque alcune ombre : la situazione di precari e ricercatori, per quanto in linea di principio sia giusto il limite di due rinnovi contrattuali, rimane eccessivamente penalizzata dal blocco del turnover e dagli esigui fondi per la ricerca, mentre del tutto inaccettabile è l’imposizione di “esperti esterni”, nominati non si sa a quale titolo, nei CdA.
Molto resta da chiarire anche sui meccanismi di assegnazione, e sopratutto sull’entità dei fondi disponibili, delle borse di studio: ora che l’impianto complessivo della riforma ci avvicina finalmente all’Europa, sarebbe piuttosto deprimente rovinare tutto di nuovo per un triste tentativo di “fare cassa” sulla pelle degli studenti.
Manfredi Mangano