Avanti della domenica

N. 40 del 5 dicembre 2010

Quelli che hanno rotto i ponti con il mondo di cui fecero parte
Giuseppe Miccichè - Socialisti senza bussola
mercoledì 1 dicembre 2010

Giuseppe Miccichè

Muovendosi scompostamente in più direzioni di solito si solleva molta polvere e non sempre ci si orienta nel senso giusto.
Sul piano politico se ne è avuto un esempio dopo lo scioglimento del vecchio Partito socialista, nel 1994, la diaspora e le alleanze dei soggetti superstiti in sede elettorale, le fusioni e rifusioni, che hanno spinto alcuni a riposizionarsi finendo il più delle volte in campi lontanissimi da quello di partenza, altri invece, disorientati, verso posizioni non poco confuse.
In questo quadro oggi non è infrequente sentire affermazioni come “Siamo socialisti e militiamo nella destra”, oppure “Siamo socialisti e in quanto tali non  siamo né di destra né di sinistra”
La prima di queste affermazioni appartiene a ex militanti o elettori “transitati” in Forza Italia, dove hanno trovato buona accoglienza e alcuni, iniziatori e “conducenti” del trasferimento, anche posizioni di grande responsabilità, tenendo le quali dicono di sentirsi ancora socialisti e di operare come tali.
La seconda appartiene invece a elementi (in verità molto meno numerosi) i quali ritengono che, in quanto socialisti, non debbano appartenere a un preciso schieramento, considerando destra e sinistra concetti e posizioni ormai superati.
Ne abbiamo rilevato un’eco non molto tempo fa in una lettera apparsa sul nostro giornale, in cui l’autore, scomodando Prampolini, Turati, Craxi, manifestava delusione sui risultati del congresso nazionale che aveva riconfermato il Psi nella “sinistra del fare”, proteso verso il futuro, aperto ad alleanze con forze di centro-sinistra sulla base di un programma seriamente riformista, e parlava di “inopportuna ingessatura del socialismo”, di “autonomo tatticismo”, di superamento della vecchia distinzione in destra e sinistra.
Io mi domando come sia possibile a chi dal campo socialista è passato alla destra trovare nella storia e nella dottrina del socialismo elementi sulla base dei quali giustificare ciò in cui crede e (soprattutto) ciò che ora fa.
Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Austria, ecc. ecc. hanno avuto sempre partiti socialisti o di ispirazione socialista nettamente collocati su posizioni antitetiche a quelle tenute dai partiti di destra. Hanno perciò visto i socialisti battersi per una politica volta alla trasformazione in senso progressista della società, alla affermazione della giustizia contributiva, al miglioramento delle condizioni generali di vita degli strati popolari.
Lungi da noi l’idea di assimilare i transfughi di oggi ai transfughi del socialismo e del socialriformismo i quali, assecondati dai fascisti, s’impegnarono nel 1923-24 a costituire un Partito Socialista Nazionale, affermando di avere “compreso la lezione degli avvenimenti” e cercando di conciliare l’inconciliabile attraverso innesti assolutamente impossibili.
E’ però certo che suscita non poca tristezza vedere oggi tanti provenienti dal Psi e dal Psdi collocati tra coloro i quali un tempo venivano detti “nemici di classe” e in netto contrasto con i principi che oltre cento anni di letteratura e di prassi hanno definito e sostanziato in modo diverso e in gran parte antitetico ai principi che rappresentano nella nuova residenza politica.
Di fatto essi hanno rotto i ponti con il mondo del quale fecero parte, sono ormai lontani dal socialismo, che ieri come oggi significa libertà, lavoro, democrazia, uguaglianza, giustizia, solidarietà, progresso, e non possono che seguire e a livello di governo, come s’è visto in più occasioni, attuare una politica di senso opposto, come s’è visto in questi ultimi anni nei settori dell’economia, del lavoro, della pubblica istruzione, dei diritti civili.
Quanto agli altri, non scomodino i padri del socialismo per chiederne una antistorica e impossibile testimonianza che li giustifichi e che può giungere solo come parto della fantasia. Perché non è possibile trovare notizia di posizioni autenticamente socialiste che non siano quelle a tutti note di sinistra.
Se gli attuali sostenitori della posizione ricordata vogliono essere veramente socialisti devono rientrare nella strada della chiarezza, che non può essere quella della indeterminatezza della posizione né quella della indifferenza delle scelte.
Contrariamente a quanto essi affermano, sinistra e destra conservano ancor oggi il loro originario valore e hanno significati e contenuti assolutamente diversi e per tanti versi inconciliabili. Le posizioni equivoche non si addicono ai socialisti.