Avanti della domenica

N. 39 del 28 novembre 2010

Mettere fine agli esperimenti fallimentari della sinistra italiana
Leonardo Scimmi e Carlo Sconosciuto - Torniamo all'Unità socialista
mercoledì 24 novembre 2010

Leonardo Scimmi, Carlo Sconosciuto*

Come molti commentatori ed esperti della storia della sinistra italiana hanno già osservato, il fenomeno eccezionale e drammatico del biennio ’92 – ’94 ha rappresentato – per la sinistra italiana – la grande occasione mancata.
L’occasione che si è persa è stata quella dell’Unità Socialista tra i partiti della sinistra italiana, l’unione tra PCI e PSI.
Unità socialista che già da anni Bettino Craxi perseguiva, con acume politico e coraggio, per consentire all’Italia di avere una opzione alternativa ai Governi basati sullo strapotere del partito conservatore, la Democrazia Cristiana.
La strategia politica era dunque fissata, dare all’Italia un grande partito di sinistra, a vocazione maggioritaria, capace di contendere alla Democrazia Cristiana la maggioranza in Parlamento e superare il fattore K., cioè il veto ufficioso alla partecipazione del PCI al governo.
Tale strategia venne perseguita da Craxi con una tattica aggressiva, tesa ad acquisire visibilità e potere, prima di accedere ai negoziati con il PCI.
La caduta del Muro di Berlino suggellò il progetto craxiano donandogli legittimità, opportunità e, finalmente, fattibilità.
Le anime della sinistra, divise da anni di cruda battaglia politica, non sarebbero state facilmente fuse in un unico grande partito socialdemocratico, come avvenne – nel bene e nel male – in altri Paesi d’Europa, anche e soprattutto dell’ex blocco sovietico.
Tuttavia ci si sarebbe provato, se il biennio ’92 – ’94 non avesse bruscamente interrotto quella Storia in fieri che Berlino aveva rimesso in moto.
Il risultato sarebbe stato la creazione di un grande partito socialdemocratico, di derivazione italiana – una operazione inversa a Livorno 1921 – ma anche di omologazione ai canoni europei, dove le democrazie si declinano attraverso la dialettica tra grandi partiti conservatori, liberali e socialdemocratici, ciascuno portatore dei suoi valori.
La grande occasione mancata dell’Italia ha in seguito aggravato la situazione confusa del Paese con il sogno proibito di un bipolarismo d’importazione anglosassone – mai pienamente radicato in Italia – ed un berlusconismo inficiato dall’imbarazzante conflitto di interesse che ha avvelenato la dialettica politica, privandola di qualsivoglia riferimento ad un interesse nazionale superiore alle beghe degli attori.
La odierna crisi offre al sistema politico italiano un’altra chance, quella di tornare alla chiarezza di un Parlamento che rispecchi le anime politiche della tradizione europea, come il Parlamento di Strasburgo.
L’occasione di porre fine agli esperimenti fallimentari della sinistra italiana con il perseguimento di un sano progetto socialdemocratico di unione dei partiti oggi riformisti, quali il PD ed il PSI, chiamati a fare da lievito alla rinascita in Italia della sinistra riformista, progressista, laica ed europea.

*PSI Lussemburgo