Avanti della domenica

N. 39 del 28 novembre 2010

Diario di un lavoratore precario
Alessandro Russo - "La sua domanda è stata respinta"
mercoledì 24 novembre 2010

Alessandro Russo

Non è difficile incontrare giovani che, a gruppetti, occupano una parte della piazza. Quasi fosse una consuetudine imposta dall’assenza di alternative.
Si raccontano fra di loro, incerti se uscire dal guscio, magari per non doversi mostrare veramente.
Consumano tutto, anche le idee. Hanno scarse conoscenze della vita politica e istituzionale, che decide per loro. Pensano ad un sistema che non sia quello dei genitori. Ma non riescono a spiegare quale sia l’alternativa. Il pericolo che qualcun altro scelga per loro non li smuove di un passo.
Poi ti accorgi che, presi da soli, sono fragili. Hanno un atteggiamento morbido, dismesso e dimostrano di avere voglia di farsi capire. Cercano solo qualcuno che li ascolti. Il gruppo è una corazza assunta come sistema di difesa, e il singolo sente la necessità di viverlo.
Matteo ha 24 anni. Vive alle porte di Milano, in una periferia sonnolenta e distratta, che non offre nulla ai ragazzi che decidono di non frequentare la chiesa. Diploma di ragioniere di cui non sa cosa farsene.
In tutto saranno una decina. E Matteo è l’unico che lavora. Lo avvicino. Lui inizia a gettare parole come se le avesse tenute dentro per troppo tempo.
Racconta di non curarsi del fatto che i suoi amici non abbiano un lavoro. Non ne ha tempo, né voglia. Ogni tanto dà uno sguardo per vedere se gli altri sono abbastanza lontani. Pare scusarsi con gli occhi.
Matteo è un operaio. Generico. Piccola azienda, niente pausa pranzo, e non sa cosa siano gli straordinari. Non li pagano. Ha capito che deve accettare tutto. Anche se il capo turno, alle volte, esagera con le richieste. Ripete spesso la parola crisi, e per lui la crisi ha il volto conosciuto dei ragazzi in quella piazza. Sa che la fila è lunga fuori, e ha imparato a dare solo risposte affermative. A tutti.
Si ritiene fortunato, lui. Ma confessa tutte le sue debolezze quando dice che gli piace perdersi in qualche bar. Basta arrivare lunedì davanti ai cancelli. Pulito, e con la barba fatta.
Poi si fa serio e pare che un’ombra gli passi sul viso. E scopri che il padre, un uomo di 55 anni, è in cassa integrazione in una delle tante aziende in crisi, e che la madre non lavora, perché ha scelto di seguire loro, i ragazzi. Matteo ha altri due fratelli che per ora vanno a scuola.
“Fortuna che non andavo all’Università…” butta lì, come se fosse scontato che non dovesse essere concessa questa possibilità anche a lui.
Matteo è diventato il capo famiglia, a 24 anni, ed è conscio che per suo padre si aprono solo le porte del prepensionamento. Da una parte è tranquillo, perché almeno non dovrà occuparsi anche di questo. Ci penseranno i sindacati.
Luisa si avvicina incuriosita. Ha 23 anni e lavora da quando ne aveva 18. Dice che nessuno di loro si abitua mai ad avere un lavoro. Non fanno in tempo che scaduto il contratto, sono ancora al punto di partenza. E nel cerchio in cui sono costretti, ripartire significa sbattere con chi si trova davanti. Anche lui senza lavoro.
Osservare questo spreco di giovani dà la misura di come il nostro Paese non abbia compreso quale sia il suo futuro. Ammesso che di futuro si possa parlare. Molti di loro vivono alla giornata. Hanno una rabbia da sfogare e non sanno bene come. Spesso la rivolgono contro se stessi. Non sanno cosa significhi la parola dualismo nel mondo del lavoro, eppure è grazie alla loro presenza che questo termine viene usato. Non sono neppure considerati lavoratori. Ma duellanti. Come vecchi cavalieri. Anche se adesso dello spirito cavalleresco non c’è nulla. Non si combatte ad armi pari. Quello che è stato già conquistato si difende. Il resto è solo mercimonio.
Su una lettera dell’INPS che Luisa mi allunga sta scritto: “Le comunichiamo che la sua domanda intesa ad ottenere il trattamento di disoccupazione, è stata respinta, poiché nel biennio antecedente la data di cessazione del lavoro, può far valere n.46 contributi settimanali, anziché i 52 richiesti”.