Avanti della domenica

N. 39 del 28 novembre 2010

La nostra storia
A proposito di elezioni a Milano
mercoledì 24 novembre 2010


Walter Marossi

Nel settembre del 1944 il CLNAI designa Antonio Greppi come futuro sindaco della Milano liberata. Insediatosi nell’aprile 1945 Greppi rimarrà sindaco fino al maggio 1951.
Il primo atto politico di Greppi nel messaggio radio del 27 aprile sarà richiamarsi ai due sindaci socialisti dell’anteguerra Caldara e Filippetti, sanando il vulnus dello scioglimento del consiglio comunale deciso nell’agosto 1922 dai fascisti e rivendicando una continuità ideale che sarà un leit motiv nei successivi 4 decenni. Il discorso si concludeva (diciamo ottimisticamente) così: “Il destino non tradisce i giusti”.
Il 7 aprile 1946 si tengono le prime elezioni comunali.
Concorrono sei liste: PSIUP, DC, PCI, Lista Madonnina (liberali, demo laburisti, destre, bossiani ante litteram), Alleanza repubblicana, Partito degli esercenti. Socialisti e comunisti pur presentandosi in liste separate hanno firmato un programma comune.
La campagna elettorale del PSI, che ha come spin doctor (anche se allora si diceva responsabile propaganda) Paolo Grassi, si incentra sulla tradizione socialista del governo della città ed è premiata con il 36,2% dei suffragi. Gli altri: DC 26,9%; PCI 24,%; Lista madonnina 7,4% (che aveva impostato la sua campagna anche sul manifesto formalmente anonimo “Milan ai milanes” affisso contro l’eccesso di sfollati, oggi si direbbe immigrati); repubblicani 3%; esercenti 1,5%.
La vittoria di socialisti scrive il Corriere d’informazione è dovuta “al buonsenso di Milano che in fondo, non si è mai lasciata ingannare e trascinare dalle ideologie; la si deve allo spirito di moderazione dei milanesi, che rifuggono egualmente da tutti gli estremismi, al loro amore per la praticità, che li ha sempre resi diffidenti della verbosità demagogica”, analisi forse grossolana ma che potrebbe essere ripetuta per tutte le elezioni successive.
Si da vita ad una maggioranza tripartita, per i socialisti entra in giunta anche il futuro sindaco Virginio Ferrari. Ai comunisti va il vice sindaco Piero Montagnani, il quale nel suo primo intervento delinea una strategia ancora attuale: “Noi comunisti, eredi di tanta parte della esperienza socialista siamo desiderosi di divenire eredi anche della migliore tradizione amministrativa socialista”, a tutt’oggi non ci sono riusciti.