Avanti della domenica

Articoli N. 17 del 6 giugno 2010

Marc Lazar: la sinistra in Europa parla e in Italia tace
Luca cefisi - Qualcosa di riformista si può dire
venerdì 4 giugno 2010




“Ma che fine ha fatto la sinistra italiana degli anni 60 e 70, politicamente impotente ma estremamente inventiva, quella sinistra che nella sua diversità, con il Pci, il Psi e i sindacati, era di ispirazione per il resto della sinistra europea?”. Così conclude un suo bell’articolo su La Repubblica del 29 maggio scorso Marc Lazar. L’intellettuale francese spiega come di fronte all’austerità, provocata dalla crisi ma soprattutto propugnata dalle destre, il socialismo europeo reagisca sì in ordine sparso, con risposte diverse da paese a paese, ma comunque reagisce e le divisioni, se esposte pubblicamente, non sono necessariamente dannose, se segnalano il ritorno al dibattito e alla proposta.
Si tratta di un’analisi interessante, perchè non ripropone la solita solfa, così frequente, sul fallimento e la crisi del socialismo, ma invece descrive onestamente e senza forzature lo sforzo della sinistra riformista europea per reagire ai nuovi tempi. L’eccezione è l’Italia, dove la sinistra, e in particolare il Partito democratico, tace. Lazar ha ragione: pur nelle contraddizioni e nelle difficoltà, in Europa la sinistra sta riprendendo la parola. La crisi ripropone vecchi problemi e chiama a nuove sfide, e sta spingendo il Partito del socialismo europeo ad un processo di rinnovamento e riorganizzazione. Si deve riproporre il ruolo dello stato nel tutelare la spesa sociale, per difendere la gente da una crisi che è stata provocata dalla finanza selvaggia ? O si devono piuttosto impiegare le risorse per rilanciare quello sviluppo che i mercati globali da soli non sanno garantire, cioè la riconversione ecologica dell’economia e la ricerca tecnologica ? Solo in Italia ci si deve chiedere se la sinistra ci sia ancora, dietro ad una cortina di silenzio: il dibattito è fermo, le proposte non si sentono.
Lazar commette un solo errore, sul piano storico, nel descrivere la sinistra italiana degli anni 60 e 70 come intelligente ma impotente: un vecchio luogo comune, quello del lungo “regime democristiano”, che non tiene conto né dell’apporto socialista alle riforme del centrosinistra, né di quello comunista attraverso il governo delle regioni, che portò, per esempio, alla riforma sanitaria. Quella sinistra era intelligente, ma non era impotente, e non si nascondeva dietro l’alibi della maggioranza democristiana. Oggi, il governo di Silvio Berlusconi non può essere un alibi: dal governo delle regioni, come dalla presenza nella società civile, si possono e si devono avanzare proposte, rilanciare un pensiero critico; insomma “dire qualcosa di riformista”. Lazar si è posto la domanda giusta, proviamo a rispondere.