Avanti della domenica

N. 39 del 28 novembre 2010

Le nostre idee per correggere la riforma Gelmini
Maria Rosaria Cuocolo - Ricercatori, sbagliato chiamarli così
mercoledì 24 novembre 2010

Maria Rosaria Cuocolo

La riforma Gelmini verrà probabilmente discussa alla Camera il 24 novembre prossimo mentre il ministro forza, comunque, la mano mediante la produzione di un decreto, la cui bozza ultima è datata 27 ottobre u.s., avente ad oggetto le linee generali di indirizzo della programmazione delle università per il 2010-2012 ma che, in sostanza, contiene precisi obiettivi ed indicazioni operative per il sistema universitario alla luce della restrizione delle risorse finanziarie disponibili nel triennio 2010-2012.
E’ proprio la miserevole condizione finanziaria che produce un testo normativo sprovvisto di un coerente progetto per l’università, dove trovano posto solo indistinti propositi ed un accavallarsi di interventi privi di un filo logico conduttore.
E’ opportuno sottolineare che il testo di riforma non riesce ad evidenziare appieno il ruolo e la funzione della ricerca nel sistema universitario ed il meccanismo della “governance” produce una preoccupante commistione tra i ruoli e le funzioni degli organi di governo, il tutto condito dalla mancata partecipazione di tutte le componenti di ateneo ai meccanismi di governo stesso.
Con il testo presentato alla Camera si continua ad adottare provvedimenti improvvisati e parziali che non affrontano le attuali criticità del sistema universitario che pure esistono.
Il PSI ritiene necessario, invece, un progetto organico di riforma dell’università che prenda le mosse dal sistema di finanziamento, analizzando le procedure di reclutamento, di avanzamento e dello stato giuridico della docenza, che affronti il governo dei singoli atenei e del sistema nazionale ponendo l’accento sul diritto allo studio, sulla didattica, sulla valutazione e sull’importanza scientifica e la valorizzazione curriculare del dottorato di ricerca.
I punti più caldi e controversi della riforma, il precariato e la figura del ricercatore, sono stati affrontati in maniera del tutto inadeguata e senza quel doveroso confronto preventivo fra le parti interessate che può essere foriero di un risultato positivo.
La messa ad esaurimento di venticinquemila ricercatori, che sono docenti a tutti gli effetti, è un atto arbitrario socialmente pericoloso ed operativamente inutile nonché dannoso per il delicato funzionamento degli atenei.
Bisogna necessariamente rivedere il ruolo e la funzione del ricercatore, a partire dalla sua stessa denominazione lessicale che rischia di diventare fuorviante ai fini di una sua adeguata collocazione nell’articolazione lavorativa degli atenei italiani. Tutti i docenti effettuano ricerca, indipendentemente dalla loro posizione gerarchica, tutti i docenti insegnano e, quindi, è necessario riorganizzare in modo diverso il quadro di riferimento per l’accesso alla carriera: la istituzione di una terza fascia di docenza e la contrattualizzazione della categoria possono essere una risposta equilibrata ed utile.
Sempre per poter fornire strumenti adeguati alla formazione di alta qualità e specializzazione, nell’ambito della docenza bisogna creare massa critica, garantendo e consentendo mobilità scientifica, anche mediante l’attribuzione ad personam del budget relativo a ciascun docente, per modo da garantire una reale circuitazione  formativa.
Il Partito Socialista ritiene che il ruolo e la funzione dell’università pubblica in Italia siano messi a serio rischio, anche a causa dei tagli economici decisi per il 2010, attraverso questo testo di riforma. Investire nella conoscenza rappresenta, per un paese democratico, l’unico strumento per il superamento della crisi economica e la selezione degli studenti non può che avvenire in corso d’opera: è per questo che proponiamo l’abolizione del numero chiuso per l’accesso all’università. Ciò non solo per obbedire ad un principio costituzionale, ma soprattutto per favorire l’emergere dei veri talenti e consentire a tutti di esprimere le proprie potenzialità culturali.

*Responsabile Nazionale
Università e Ricerca