Avanti della domenica

N. 39 del 28 novembre 2010

Nate per consolidare un'egemonia
Gerardo Labellarte - Pd e primarie, una tigre senza guinzaglio
mercoledì 24 novembre 2010

Gerardo Labellarte

Sarebbe il caso di dire “meglio tardi che mai”. Dopo il risultato poco gradito di Milano e alle prese con litigi, rinvii e procedure ingarbugliate in molte altre città, i dirigenti del Partito Democratico cominciano ad avere qualche dubbio sulle virtù salvifiche dello strumento “primarie”.
Riserve che, per la verità, noi socialisti abbiamo espresso da sempre. Non tanto sullo strumento in sé, che in altri contesti ha indubbia validità, quanto sul modo furbesco e surrettizio con il quale  è stato innestato nel nostro sistema.
In realtà questo innesto è figlio, come altre creature analoghe, di una cultura “antipolitica” che ha imperato nel nostro Paese e che continua a dare cattivi frutti. Quando oggi si contesta la legge elettorale che crea un Parlamento di “nominati”, si dovrebbero ricordare i “listini” di nominati previsti dalla legge elettorale regionale o gli assessori “nominati” dai Sindaci e non eletti dai Consigli, in quella comunale e provinciale: due scelte legislative che nascevano da un pregiudizio di inferiorità degli eletti dal popolo rispetto a persone provenienti da una non meglio precisata “società civile”.
Dallo stesso pregiudizio nasceva la spinta ad affidare alla “base” la scelta dei candidati alle cariche elettive, senza alcuna garanzia e procedura certa, considerando i partiti privi della legittimazione democratica a compierle.
Il Partito Democratico, e prima ancora i DS e la Margherita, hanno per anni assecondato questa tendenza usando poi lo strumento, a totale discrezione e secondo convenienza, per consolidare la propria egemonia sulla coalizione di centro sinistra. Ma ora la creatura si ribella, acquisisce vita autonoma ed ecco che ci si pone il problema di come neutralizzarla.
La nostra opinione in merito è molto semplice e si può riassumere così: riguardo al presente riteniamo che non è mai opportuno cambiare le regole del gioco durante la partita, pertanto le primarie in programma vanno celebrate. Se possibile con regole omogenee e coinvolgendo tutta la coalizione e non “a la carte”, come purtroppo sta avvenendo ancora una volta, e cioè secondo le convenienze locali di questa o quella forza, o peggio di questa o quella corrente.
Per il futuro lo strumento, così com’è e salvo che non sia normato nell’ambito di nuove leggi elettorali, va superato. Del resto nelle elezioni comunali e provinciali esso è inutile, in quanto in caso di disaccordi il primo turno può tranquillamente svolgere il ruolo (altrimenti non se ne capirebbe la funzione) di selezionare le varie candidature a Sindaco e a Presidente. E nelle elezioni politiche, se non è inutile come è stato nel caso dell’investitura di Romano Prodi, è probabilmente dannoso.
Ma su questo punto torneremo presto.