Avanti della domenica

N. 38 del 25 novembre 2010 speciale donne

Claudia Bastianelli - E le vittime sono sempre più giovani
lunedì 22 novembre 2010

Claudia Bastianelli*

La questione della violenza sulle donne è un tema purtroppo sempre attuale ed assolutamente trasversale, dove l’età, l’aspetto esteriore o la classe sociale non costituiscono alcuna discriminante.
Si tratta di una vera questione internazionale, in quanto in ogni Paese del pianeta, indipendentemente dallo sviluppo culturale e dalla forma di governo, ci sono donne che subiscono violenze fisiche, psicologiche e sessuali. Troppe donne, soprattutto nei Paesi Islamici, rimangono vittime di lapidazione condannate da sentenze arbitrarie e per reati, quali ad esempio l’adulterio, che nella gran parte del mondo occidentale rientrano nella sfera delle libertà di autodeterminazione. Le pratiche violente che vengono inflitte sulle donne come la pena di morte tramite lapidazione oppure l’infibulazione o l’imposizione di indossare il burqua, non sono rappresentative di una particolare forma religiosa, ma costituiscono una forma di oppressione patriarcale che ha come unico scopo quello di annullarne il corpo e l’anima e di far si che, nascoste dietro un velo quadrettato, non osino mai ribellarsi, ma continuino a vivere nel ghetto che qualcun altro ha costruito per loro.
Non dobbiamo però pensare che tutto ciò sia lontano da noi, che sia soltanto un modo di approcciarsi all’universo femminile tipico di Paesi “democraticamente arretrati”. In Italia i maltrattamenti all’interno delle mura domestiche rappresentano la prima causa di morte per le donne tra i 16 ed i 60 anni; quasi il 70% degli stupri viene attuato dal partner o da uomini appartenenti alla famiglia della vittima. Preoccupante è il fenomeno che stima l’abbassarsi sempre di più dell’età media delle vittime; ma ancor più agghiacciante è il fatto che più del 90% delle violenze non viene mai denunciata a causa della paura e dei ricatti, che spesso si ripercuotono anche nei figli (nel caso delle violenze domestiche), che subiscono le donne. Il silenzio spesso deriva anche dalla mancata autosufficienza economica, che costringe le donne a restare legate ai propri aguzzini. Il primo impegno delle Istituzione dovrebbe essere, dunque, proprio quello di mettere le donne che subiscono violenza, nella condizione di non avere paura a denunciare, e dunque di fornire loro sostegno psicologico, protezione post denuncia, e vie privilegiate di accesso al mondo del lavoro.
Il bisogno che alcuni uomini hanno di dominare il sesso opposto con comportamenti violenti è forse spiegabile da luminari in psicologia, ma ciò che non si può comunque accettare e giustificare in alcun caso. Un elemento però non va sottovalutato: le lacune culturali che ancora resistono nel nostro Paese e che fino a qualche anno fa prevedevano pene attenuate in caso di colpevoli di “delitto d’onore” rappresentano il male più difficile da sradicare. E’ proprio per questo che la scuola e l’educazione in famiglia costituiscono una via possibile per fare in modo che le nuove generazioni imparino cosa sia il rispetto per i propri simili, che si tratti di donne, portatori di handicap, immigrati o altro, senza alcuna forma discriminatoria.
E’ compito anche del nostro Partito, quale forza riformista basata sui valori delle pari opportunità e della difesa dei diritti umani intesi nel senso più ampio del termine, mantenere alta l’attenzione su questi temi, anche in conformità a quanto previsto dal capitolo quarto del Manifesto del PSE People First, a quanto disciplinato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e soprattutto dalla Carta Costituzionale Italiana.
*Resp. Pari Opportunità FGS