Rita Cinti Luciani
Questa è una giornata simbolo per un problema tutto da vincere, “un fenomeno che rappresenta una vera emergenza su scala mondiale” , come l’ha definito anche il Presidente Napolitano.
Molti degli uomini che maltrattano le donne hanno avuto “una mamma cattiva”, “una mamma inadeguata che non sapeva cucinare”, “che non sapeva parlare e che sbagliava anche quando taceva, una mamma che il papà puniva”.
Le donne maltrattate in famiglia quasi sempre tacciono per paura e vergogna e la violenza subita diventa parte di un destino che difficilmente si apre a vie di fuga.
La predestinazione in realtà appartiene più alla violenza praticata piuttosto che non a quella subita.
Violenti si può diventare perchè non si è stati educati al rispetto dell’altro, violenti si può diventare quando da bambini si è assistito alla violenza fatta da un adulto di riferimento sulla propria madre, violenti si può diventare perchè si è cresciuti immersi in una cultura che non attribuisce valore alle donne e alle loro vite.
La violenza contro le donne è un fenomeno in espansione, negli ultimi anni sono aumentati in maniera allarmante i femminicidi, in gran parte riferibili alla violenza domestica.
Nel 2009 l’Istat ha calcolato che in Italia oltre 10 milioni di donne tra i 16 e i 65 anni nel corso della loro vita hanno subito una qualche forma di violenza fisica, sessuale o psicologica con comportamenti persecutori (stalking). Ricerche più recenti depongono per un continuo aggravarsi del fenomeno.
Accanto alle donne che da sempre tacciono per paura e vergogna e perché “col tempo è arrivata una sorta di rassegnazione”, ci sono le nuove schiave, quelle della tratta, per lo più Nigeriane ma anche rumene ed ucraine il cui progetto migratorio di una vita migliore si è frantumato sui marciapidi delle periferie delle nostre città, donne che tacciono perché temono per la propria vita e per quella dei propri famigliari.
Poi ci sono le donne che provengono da Paesi di predominante cultura maschilista, quelle per le quali la parità tra i sessi non sta sotto questo cielo, quelle per le quali la subordinazione della femmina al maschio è natura e credo. Mutilazioni, stupri generalizzati, lapidazioni, non avvengono molto lontano da noi e non possiamo restare indifferenti.
Poi ci sono i pericoli della rete, gli adescamenti di minorenni attraverso i social network, le reputazioni rovinate via telefonino quasi per scherzo, così, tanto per farsi grandi con gli amici.
Spesso ci si interroga sul perché di tanta violenza e viene fuori di tutto: la crescente frustazione dei maschi, le culture in conflitto, la riduzione pubblicitaria del corpo femminile a merce, la violenza dilagante sulla rete, l’incapacità di comunicare, l’incapacità di perdere, la mancanza di modelli positivi, i genitori disattenti…
Espressioni tutte, ritengo, di una mancata educazione dei sentimenti.
Ci si dovrebbe occupare dell’educazione sentimentale dei bambini e delle bambine in famiglia e soprattutto a scuola, a partire dalla scuola materna fino alla scuola secondaria.
Un Ministro della Pubblica Istruzione che portasse all’introduzione dell’educazione dei sentimenti nei nostri ordinamenti opererebbe senza dubbio una lungimirante operazione di riforma della scuola italiana e farebbe opera altamente meritoria per la società presente e futura. Ma il nostro Governo e la nostra Ministra sono troppo concentrati nel tagliare i fondi alla scuola pubblica.
In attesa che adulti meglio educati nei sentimenti e nel rispetto della persona crescano non resta che lavorare per prevenire e per riparare precocemente i danni prodotti ai bambini, alle bambine e alle donne dai maltrattamenti subiti.
Nel nostro Paese, in molti casi e in molte realtà si sono realizzate ottime pratiche che dovrebbero essere portate a sistema nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.
Stato e Regioni dovrebbero predisporre linee di finanziamento destinate a programmi di messa in tutela e reinserimento sociale delle donne maltrattate, a promuovere la crescita della rete delle case delle donne, a sostenere economicamente i Comuni e le associazioni di volontariato che se ne occupano.Solo con interventi sistematici e reti di protezione si possono ottenere risultati positivi e indurre un maggior numero di donne a reagire e denunciare le violenze subite.
Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, da giornata di denuncia della violenza potrebbe trasformarsi in giornata di promozione del benessere delle donne, bisogna volerlo fare, occuparsene e preoccuparsene tutti i giorni.