Avanti della domenica

Articoli N. 17 del 6 giugno 2010

Ddl intercettazioni. Chi non ha colpe teme il silenzio attorno a lui
Antonio Angione – Le ragioni dell’innocente
venerdì 4 giugno 2010


Il ragionamento diffuso con il quale discutiamo della correttezza o meno del Ddl intercettazioni è quello se la libertà di stampa può violare il segreto istruttorio e la privacy. Non vorrei soffermarmi sul superiore diritto alla libertà di stampa come diritto dell’opinione pubblica di sapere, in quanto protetto dalla Costituzione (art. 21) e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (art. 10), che lo rendono superiore allo stesso segreto istruttorio. Vorrei invece ribaltare il punto di vista sulla questione partendo dal caso fantomatico di un innocente che viene inquisito per un supposto reato, indagato e sottoposto a provvedimenti restrittivi della libertà.
Ebbene il tale innocente, con molta probabilità, manifesterebbe il fondato desiderio che si parli invece del suo caso, che non venga dimenticato in attesa della sentenza definitiva in cassazione. Un indagato innocente ha paura, vive nel terrore di vivere l’atroce esperienza del processo kafkiano “al quale nessuno può fuggire, né sapendo qual è la sua colpa, né la sua pena”. E cercherebbe di far arrivare il suo caso sui giornali, per difendersi. Teme il potere e il silenzio dei giudici che lo sospettano colpevole. L’innocente “vuole” che si parli di lui e che magari dalle inchieste giornalistiche si risalga a una verità totalmente differente da quella istruttoria. Non è solo la vicenda illuminante di Enzo Tortora a ricordarcelo, perché sono migliaia i casi del genere in Italia e nel mondo, “salvati” dalla galera grazie alle associazioni umanitarie che li fanno conoscere ai più. Quanti innocenti abbiamo scoperto in Italia negli ultimi anni dai manifestanti del G8 di Genova spacciati per terroristi al giovane arrestato la notte della finale di Coppa Italia Roma-Inter?
Ma se l’innocente vuole che si parli del suo caso, è invece il colpevole che vorrebbe il silenzio intorno a sé e quindi il bavaglio sull’informazione. Sono i colpevoli che prendono tempo rifugiandosi nel segreto istruttorio violato per non dare conto di quanto emerso dalle indagini e magari pubblicato, e rifiutano il confronto con la stampa, cioè l’opinione pubblica, che chiede di sapere. In una democrazia matura, qualsiasi provvedimento in materia di giustizia dovrebbe esser preso sempre per la maggior certezza del diritto e nell’interesse dei cittadini, a maggior ragione per coloro che a vario titolo (errore nelle indagini, calunnia di accusatori) vengono perseguiti benché innocenti. E invece il Ddl sulle intercettazioni non va nella direzione né della maggior certezza del diritto né nell’interesse dei cittadini.