Avanti della domenica

N. 37 del 21 novembre 2010

Affrancare l’area socialista, liberale, riformista-autonomista dagli attuali schieramenti con una lista civica per un progetto di transizione
Manfredo Villani - Cominciamo col battere Berlusconi nella sua Milano
mercoledì 17 novembre 2010

Manfredi Villani

Il consociativismo è il male oscuro dell’universo politico del nostro Paese. Esso è un fenomeno che ha sempre interessato la storia italiana.
Nel secolo scorso la Democrazia Cristiana aveva nove correnti; il Psi ed il Pci avevano le loro correnti interne; neppure il Pri era esente dal fenomeno frazionistico. Non ci meraviglia quindi l’evenienza sgradita a Silvio Berlusconi di trovarsi a gestire, da non politico navigato, un Pdl ricco di ben 26 sigle; le quali sono tenute insieme non per organizzazione politica o motivi ideologici, ma che sogliono vegetare per mere questioni di opportunità individuale. Difronte al disastro scissionista del Pdl e del Pd come quello che ci troviamo a dover constatare, non possiamo tacere sull’anomalia tutta italiana.
In tutte le nazioni d’Europa c’è un forte Partito Socialista e un altrettanto granitico Partito Popolare e un piccolo Partito Liberale, da noi non è così. Pensando alla Milano dell’imminente 2011 immersa nell’agone politico delle elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale, non ci resta che augurare un ritorno al momento ideale teso al superamento del pantano nel quale ci troviamo. Per superare la crisi e vincere le elezioni del 2011 immagino una convergenza centripeta di governo che abbia i voti della parte più ampia possibile dell’attuale maggioranza, assieme a quelli dell’ Udc, del Psi, del laicato cattolico già catturate dal Pd; che concordi una serie di passaggi essenziali per un moderno progetto per Milano non solo: ma anche per dare slancio all’economia e ossigeno alle famiglie, ai disoccupati, al precariato della Scuola ed aziendale.
Lascerei fuori Lega e Idv, i partiti del “cappio”, gli unici interessati molto di più al loro risultato elettorale che non al futuro di Milano e del Paese. Per andare alle urne e vincere serve una lista cittadina in grado di costruire un progetto alternativo di “transizione” per la rinascita di Milano e per il ritorno alla normalità. Un invito a tutti affinché si vada al voto con un’unica lista municipale di rinascita cittadina, un progetto civico di grande respiro; mediante la riorganizzazione dell’area socialista, liberale, riformista-autonomista, del laicato cattolico. Quella che da anni non è rappresentata né a destra né a sinistra con ideologie intrinseche. Questa identità si è riconosciuta a Milano soprattutto nella storia del socialismo riformista, ma non solo. L’alternativa è acclarata dal terzo polo e l’area centrale dello schieramento politico, magari collegata a Casini e Fini. Quest’area andrebbe affrancata rompendo con gli attuali schieramenti ibridi partoriti dal famigerato e dannoso “porcellum”, per correre da sola con un proprio candidato sindaco.
Per dirla con i socialisti europei cultori del welfare state: il mondo ha bisogno di più politiche socialiste democratiche.
L’Italia ne ha bisogno. Battere Silvio Berlusconi nella sua Milano, certamente senza scorciatoie e senza timore del suo pragmatismo aziendale e delle sue forze prezzolate e malandrine, quelle in cui l’immagine trionfa sull’essere. Il compito precipuo della siffatta lista cittadina è quella di offrire a Milano un nuovo modello della municipalità, istituzionale, culturale, solidale e ricco di valori sociali del laicato-cattolico. Tutto ciò mediante un progetto univoco di alternativa, valido anche per la riscossa economica e civile del nostro Paese. Concludo con l’auspicio del famoso detto: Ciò che succede a Milano, prima o poi succede anche a Roma. Auspicio basato su una riflessione molto sofferta: il Pdl abita in una casa di ghiaccio senza calore umano che tuttavia si sta sciogliendo al sole versando le sue lacrime su tutto il popolo italiano.