Avanti della domenica

N. 37 del 21 novembre 2010

Tocca a noi riportare l’attenzione sul tema dell’etica pubblica
Giuseppe Scarano - Politica e morale questione irrisolta
mercoledì 17 novembre 2010

Giuseppe Scarano*

La seconda Repubblica, nata dalla stagione di tangentopoli, avrebbe dovuto rappresentare la fine di un sistema di corruzione della politica, così come di altri settori del nostro Paese, e l’inizio di un nuovo ciclo fatto di politici solo dediti al perseguimento dell’interesse generale.
Per questi obbiettivi, attraverso la stagione di tangentopoli, si è scardinato un sistema , che certo non era né legale né ormai più tollerabile da un paese civile, e se ne è instaurato un altro che è coinciso con la cosiddetta seconda Repubblica.
Al di là delle buone (non sempre ) intenzioni, però, la stagione di tangentopoli ha conosciuto eccessi che, da una parte, niente hanno avuto a che vedere con un paese civile e con uno stato di diritto e, dall’altra, hanno letteralmente cancellato, con qualche eccezione, i partiti tradizionali che hanno fatto la storia dell’Italia nel ‘900.
La politica italiana da quel momento, orfana dei partiti della prima repubblica e delle ideologie ed identità delle quali essi ne erano i depositari, ha conosciuto una stagione di trasformismi di ogni genere oltre all’occupazione degli spazi democratici da parte dei poteri forti, da quello economico e finanziario a quello mediatico. Il tutto condito da una dose rilevantissima di populismo che ha cercato, riuscendoci, di eliminare ogni tipo di mediazione tra i governanti ed i governati, svuotando di fatto il ruolo dei partiti che pure conservano ,formalmente, una rilevanza “ cosituzionale “ nel nostro sistema politico ed istituzionale.
A distanza di quasi vent’ anni, però, la situazione non solo non è affatto cambiata ma è addirittura peggiorata.
La cronaca di questi anni e di questi mesi oltre a risvegliarci da un’illusione , quella che la stagione di tangentopoli avesse posto fine alle ruberie, getta ombre inquietanti su quella stessa stagione . Infatti, pochi si sono sforzati di far comprendere alla gente che quella è stata una falsa rivoluzione e che più che eliminare la corruzione, in realtà si è rivelata come uno strumento per ridimensionare , se non spazzare via, il ruolo della politica rispetto ai poteri forti.
Il risultato di questi venti anni è stato quello di un affievolimento , fino a quasi l’eliminazione, del ruolo dei partiti come strumenti di mediazione e di partecipazione democratica ; le riforme dello Stato sono rimaste nelle pie intenzioni dei “ padroni “ e dei trasformisti ; il ruolo del Parlamento è stato svilito e gli stessi parlamentari oggi sono ostaggio di pochi capi ai quali devono rispondere, perdendo così la loro autonomia e la loro dignità di parlamentari; la corruzione ed il malaffare della politica come di larga parte di settori della nostra sociètà hanno toccato livelli insostenibili ed insopportabili per una società “civile”; la giustizia sociale e l’uguaglianza dei cittadini ha subito colpi durissimi.
La “questione morale“ , in Italia, è tutt’altro che risolta, anzi. Bisogna riproporla con forza cercando, prima ancora di combatterla con l’azione giudiziaria e la sanzione giuridica, di sconfiggerla con la forza della sanzione sociale e dell’indignazione dei cittadini.
Saranno i socialisti a riproporre la questione morale all’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico, perché essi ritengono che sarà nella reale volontà di riscatto morale dei singoli ed in una rinnovata etica pubblica che si giocherà il futuro del nostro Paese ed anche della nostra Regione.
*Segretario regionale PSI