Avanti della domenica

N. 37 del 21 novembre 2010

I diversi scenari della crisi
Giuseppe Tamburrano - Berlusconi e il fato
mercoledì 17 novembre 2010

Giuseppe Tamburrano

Alea jacta est? Finalmente si va alla conta e allo scioglimento dei nodi e dei dubbi: i voti di fiducia  tengono il governo in carica o lo fanno cadere?
Ma le cose non sono così semplici. Per primo non è sicuro quali saranno i risultati. Sembra che Berlusconi avrà la fiducia al Senato ma la perderà alla Camera. In questo caso Napolitano non potrà che sciogliere il Parlamento e avviare la procedura delle elezioni anticipate.
Se anche il Senato revoca la fiducia a Berlusconi si aprirà uno spiraglio per una nuova maggioranza. E qui si presentano vari scenari. Può darsi che Berlusconi interpreti il ruolo di Giolitti nei primi anni dell’altro secolo: governare di persona o per interposta persona, come ispiratore politico. Non ci credo: Berlusconi vuole il potere materialmente nelle sue mani, vuole decidere non “ispirare”.
Penso che cercherà di far votare almeno in una Camera – il Senato se vi conserva la maggioranza – modifiche alla legge sul legittimo impedimento per evitare che la Corte costituzionale dichiari illegittimo quel provvedimento ad personam e, tranquillo sul piano giudiziario, affrontare il corpo elettorale con l’attuale legge “porcata”. Non credo alla ipotesi di un altro governo, neanche a un Berlusconi bis: Berlusconi non può essere né bis né ter. E’ un unicum. Credere come Romano, che Berlusconi possa promuovere una intesa con l’opposizione, tutta o parte, per cambiare la legge elettorale significa prendere Berlusconi per un samurai.
Finchè i sondaggi lo danno primo insieme alla Lega, Berlusconi vorrà beneficiare del premio di maggioranza e governare altri cinque anni (se non accadono imprevisti). Oggi perde consensi, ma li acquista la Lega (e l’astensionismo) ed è difficile che il Terzo Polo, o il centro-sinistra, se disuniti, possano ottenere più voti del PDL e Lega. Dunque è molto probabile che Berlusconi perda i due anni residui di questa legislatura ma ne guadagni cinque della prossima. E non è escluso che in corso d’opera approdi al Quirinale per lasciare il posto di primo ministro a Letta – il suo Fortis – o a Tremonti.
E’ una ipotesi “politologica” in cui c’è forse la politica, quella marcia, ma non c’è la logica la quale vorrebbe che chi ha governato male, o non ha governato ed ha sporcato la dignità della carica, si goda gli ultimi anni – glieli auguriamo lunghi – nel suo “condominio” di Antigua. E forse accadrà proprio questo: la caduta. E Berlusconi si ricorderà Seneca: ducunt volentem fata, nolentem trahunt (il fato guida chi vuole lasciarsi guidare e trascina chi non vuole).
Si conclude un ciclo – la seconda repubblica? - con la fine del bipolarismo. Nasce il Terzo Polo di Fini, Casini, Rutelli (sono attesi Montezemolo e Veltroni?) forte del 20 per cento dei voti e forse in crescita. Guarderà alla destra deberlusconizzata o alla sinistra? “Sinistra”? Si fa per dire, per ragioni geo-politiche.