Avanti della domenica

N. 36 del 15 novembre 2010 speciale referendum

Legge Acerbo e Legge Truffa, gli antenati del ‘porcellum’
lunedì 15 novembre 2010

Il 4 giugno 1923 un disegno di legge redatto dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Giacomo Acerbo fu approvato dal Consiglio dei ministri presieduto da Mussolini e approvata dalla Camera dei deputati il 21 luglio del 1923 con 223 sì e 123 no.
La legge prevedeva l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. In base a questa riforma, la lista che che avesse ottenuto la maggioranza con una percentuale superiore al 25% dei voti otteneva i due terzi dei seggi (356). e la lista avrebbe eletto in blocco tutti i suoi candidati. I restanti 179 sarebbero stati ripartiti proporzionalmente tra le liste di minoranza.
Alle elezioni del 6 aprile 1924 il “listone fascista”, grazie ai brogli e alle intimidazioni delle squadracce, ottiene il 61,3% dei voti. È il via libera alla costruzione del regime, che di lì in poi farà a meno anche delle elezioni.
La legge elettorale del 1953, conosciuta come “Legge truffa”, voluta dal governo De Gasperi, proposta dal ministro dell’Interno Scelba, approvata solo con i voti della maggioranza, consisteva anch’essa in una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale vigente all’epoca.
Promulgata il 31 marzo 1953 (n. 148/1953), la legge, composta da un singolo articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o a un gruppo di liste apparentate in caso di raggiungimento del 50% più uno dei voti validi.
Nel tentativo di ottenere il premio di maggioranza, alle elezioni politiche di giugno si presentarono assieme la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Liberale Italiano, il Partito Repubblicano Italiano, la Südtiroler Volkspartei e il Partito Sardo d’Azione che ottennero però solo il 49,8% dei voti e così per circa 54.000 voti il meccanismo previsto non scattò. Il 31 luglio dell’anno successivo la legge fu abrogata.