Avanti della domenica

N. 36 del 15 novembre 2010 speciale referendum

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Gianfranco Schietroma - Se le Camere non si muovono
lunedì 15 novembre 2010

Gianfranco Schietroma

Il Partito Socialista Italiano ha preso la decisione di impegnarsi in una proposta referendaria, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione, volta ad eliminare le distorsioni, le forzature al criterio di rappresentanza democratica, i profili di dubbia costituzionalità generati dalla legge Calderoli 21 dicembre 2005, n.270 (nota alle cronache come “porcellum”), recante modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
L’azione referendaria si rende inevitabile a fronte dei ritardi del Parlamento nel dare seguito concreto ad una iniziativa di riforma della disciplina attualmente vigente per l’elezione della Camera e del Senato. A parole tutti definiscono la legge Calderoli assolutamente inaccettabile, ma poi si tarda ad agire di conseguenza in Parlamento anche perché, in definitiva, questo sistema elettorale fa comodo, consentendo ai segretari di partito di nominare di fatto i deputati e i senatori. In effetti l’attuale legge elettorale priva i cittadini della facoltà di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.
Pertanto il PSI, interpretando il diffuso malessere dei cittadini al riguardo, ha deciso di promuovere un’importante proposta referendaria per abolire il “porcellum”. Questa iniziativa vuole costituire, peraltro, uno stimolo al Parlamento ad agire con rapidità perché la cosa migliore sarebbe, ovviamente, che i deputati e i senatori affrontassero subito con determinazione il problema della riforma della legge elettorale.
Nella formulazione specifica della proposta referendaria, il Partito Socialista intende evitare interventi di tipo manipolativo ovvero parziale, non solo perché, per la loro intrinseca complessità, risultano pressoché incomprensibili ai cittadini (costituendo una delle ragioni di disaffezione all’impegno referendario), ma anche perché, nel caso specifico, la disciplina “di risulta” (quella che residuerebbe alla manipolazione referendaria) finirebbe con l’essere produttiva di effetti degenerativi sul sistema elettorale ancora più gravi di quelli determinati dalla legge attualmente vigente.
Il Partito Socialista intende sottoporre a referendum popolare le singole disposizioni della legge n.270/2005 abrogative ovvero sostitutive di disposizioni precedenti, con ciò determinandosi, anche secondo l’opinione di autorevoli costituzionalisti, l’effetto di reviviscenza della disciplina preesistente. In sostanza, in caso di esito positivo della consultazione referendaria, tornerebbe ad essere vigente in larga parte il cosiddetto “Mattarellum”, che probabilmente non era il migliore dei sistemi elettorali immaginabili, ma tuttavia era di gran lunga preferibile a quello oggi in vigore, in quanto almeno garantiva ai cittadini di scegliere tra i candidati ed assicurava la rappresentanza parlamentare al territorio (con i collegi uninominali) e alle forze politiche in proporzione ai voti conseguiti.
Ovviamente, è ben nota al Partito Socialista la giusta cautela con la quale la Corte Costituzionale esercita lo scrutinio di ammissibilità dei quesiti referendari in materia elettorale; così come è noto che è ancora disputata in dottrina la questione della reviviscenza delle disposizioni preesistenti alla eliminazione referendaria di norme abrogative. Tuttavia, come detto, all’intervento manipolativo non risolutivo (quando non anche peggiorativo), il Partito Socialista ritiene preferibile mobilitare il corpo elettorale su quesiti che rendano con chiarezza l’opzione referendaria.
Quanto alla tempistica, il PSI inizierà nell’anno nuovo la raccolta delle 500.000 firme necessarie a promuovere il referendum, e cioè subito dopo l’espletamento delle procedure relative al deposito dei quesiti presso la Corte di Cassazione.