Marco Di Lello
Come nella favola di Esopo “al lupo al lupo” così gli italiani hanno smesso di credere ad una classe politica che dopo aver approvato nel 2005 una legge che lo stesso estensore definì una “porcata” da quasi un lustro promettono di cambiarla guardandosi bene dal farlo per davvero.
E così dopo 28 proposte di legge depositate in commissione Affari costituzionali al senato da altrettanti parlamentari di tutti i gruppi politici, certi della assoluta mancanza di volontà di cassare una legge che i tre quarti degli italiani dichiara di non condividere i socialisti hanno deciso di “stanare il lupo” e varare il comitato promotore dei quesiti referendari per “chiedere ai cittadini elettori di cancellare la legge che cancella il diritto di scelta dei cittadini elettori”.
La legge Calderoli, come noto, impedisce in toto la scelta dei parlamentari consentendo la sola espressione del voto di lista, assegna un largo premio di maggioranza alla coalizione che prende appena un voto in più delle altre, ed introduce di fatto una elezione diretta del premier pur in costanza di una Costituzione che prevede invece una Repubblica di tipo parlamentare. Tre anomalie che chiediamo ai cittadini di cancellare sostenendo l’unico strumento che la legge mette a loro disposizione: il referendum abrogativo.
I risultati, negativi, di cinque anni di applicazione di questa legge elettorale sono sotto gli occhi di tutto: crisi Come nella favola di Esopo “al lupo al lupo” così gli italiani hanno smesso di credere ad una classe politica che dopo aver approvato nel 2005 una legge che lo stesso estensore definì una “porcata” da quasi un lustro promettono di cambiarla guardandosi bene dal farlo per davvero.
del governo Prodi, crisi del governo Berlusconi, elezione di parlamentari privi di alcuna competenza, esperienza e radicamento territoriale, distacco dei cittadini dalla vita politica del paese frutto della crescente delegittimazione della classe espressione di questo sistema.
Un clamoroso errore cui porre rimedio, un previsto fallimento da chiudere rapidamente, un dovere per chi crede, come noi, alla politica come luogo di soluzione dei problemi anziché casta autoreferenziale.
E’ un ritorno, per il Psi, ai tavoli per le raccolte delle firme secondo la felice esperienza movimentista della seconda metà degli anni 80 utilizzando uno strumento di cui, successivamente, si è fin troppo abusato.
E’ un modo, per i socialisti, di testimoniare una politica del fare, anziché del parlare, anche da fuori le aule parlamentari.
E’ il contributo che intendiamo dare per la difficile costruzione di un Paese, finalmente, normale.