Avanti della domenica

N. 35 del 14 novembre 2010

Lettere. Marco G.Tofani, Norberto Fragiacomo
mercoledì 10 novembre 2010


Cara Caterina, cambio partito per non cambiare idea...

Ho letto con molta tristezza la lettera di Caterina B. per la acrimonia che mette nel giudicare chi è socialista e chi non lo è. Chi scrive si iscrisse al P.S.I. nel 1974, facendo anche politica attiva e si è ancora iscritto, prima come rifondatore e poi come semplice quotizzante al nuovo P.S.I. Nel 1994 votai per Forza Italia e credo con ciò di avere fatto un gran favore all’Italia, preservandola dal governo dei “falliti” come Occhetto (ma anche D’Alema).
Per molti anni ho fatto tale tipo di scelta con convinzione e senza mai turarmi il naso; alle ultime politiche ed europee ho votato Psi; alle comunali della mia città, Prato ho votato per il sindaco di centrodestra (e credo anche qui di avere reso un servizio alla mia città); alle regionali ho votato PD, qui sì con grande sofferenza e spirito di disciplina, perchè si doveva dare una mano a Ciucchi, ma anche perchè conosco bene Rossi e lo stimo. Insomma ho esercitato la mia attitudine al Libero Pensiero, prerogativa dei socialisti i quali, so per certo da sempre “hanno cambiato partito per non cambiuare idea”, non come alcuni che “cambiano idea per non cambiare partito”.
Se poi volessimo dare una scorsa al passato e ricordare uno tra tutti, Leonida Bissolati, sbattuto fuori dal partito perchè insieme a Cabrini e Bonomi salì le scale del Quirinale per tentare di formare un governo utile al Paese, cosa oggi molto normale, ma allora non politicamente corretta. La nostra Caterina certamente non lo avrebbe più riconosciuto come socialista? Quanti non ne avrebbe dovuti riconoscere in seguito a cominciare da Turati? Attenzione quindi compagna, la strada e sempre lunga e difficoltosa e non semplice da individuare.

Marco G.Tofani – Prato

Borse di studio, governo reazionario e classista

Il sostanziale azzeramento dei fondi per le borse di studio dimostra, più di mille vaneggiamenti del premier, l’atteggiamento classista di questo governo reazionario ed ostile ai ceti deboli).
E’ difatti la Costituzione a garantire, anche attraverso le suddette borse, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi ai capaci e ai meritevoli: il taglio delle risorse, contravvenendo alla prescrizione dell’articolo 34, rappresenta perciò un vulnus alla Carta fondamentale.
Chi si oppone al berlusconismo ed all’arroganza del capitale deve esclamare ad alta voce: è necessario che il figlio dell’operaio o del cassintegrato abbia esattamente le stesse opportunità del figlio del padrone! E questo non soltanto perché lo impone la Costituzione, o perché senza uguaglianza (perlomeno) delle condizioni di partenza non esiste democrazia; ma per più concrete ragioni di buon funzionamento delle istituzioni e dei servizi. Il talento dei figli non dipende dal censo dei padri, e credo tutti possano convenire sul fatto che è preferibile farsi curare da un bravo medico di modesti natali che da un imbecille generato da un “barone” – ovviamente lo stesso discorso vale, mutatis mutandis, per politici, avvocati, manager pubblici o privati e professionisti in genere. La demeritocrazia produce solamente inefficienza, disservizi, giustificati rancori, pessima politica e parole a vanvera. Ne volete una prova? Guardate come è ridotta questa nostra povera Patria, piena di figli di papà ignoranti, boriosi, inetti, ma – purtroppo per i capaci e meritevoli, per la collettività – saldamente in sella.

Norberto Fragiacomo
Trieste