Nino Oddo
La vicenda politica siciliana potrebbe anticipare, forse solo di qualche mese, il futuro quadro politico nazionale. Oggi all’Ars il leader dell’Mpa, Raffaele Lombardo, guida una coalizione di governo che va da Fini fino al Pd, comprendendo l’Api e l’Udc.
All’opposizione rimane quello che resta del Pdl (che subisce in Sicilia l’ulteriore defezione del neopartito di Miccichè) ed i fuoriusciti dell’Udc di Mannino, Cuffaro ec.
Questa alleanza va catalogata come una semplice operazione di Palazzo oppure può avere un respiro più ampio, interessando inanzitutto i comuni in cui si andrà al voto la prossima primavera?
Occorre inanzitutto capire su quali contenuti programmatici, a Palermo come a Roma, potrebbero convergere forze di matrice storico-culturale molto diversa, dai post-missini ai post-comunisti, agli eredi della migliore, o peggiore, tradizione democristiana.
La Sicilia avrebbe bisogno di un governo che metta in atto una rivoluzione culturale che al sud sarebbe di portata epocale.
La chiusura della stagione dell’assistenzialismo foraggiato dai governi nazionali (negli ultimi anni integrati anche dai finanziamenti europei) che ha alimentato una spesa sanitaria fra le più alte d’Italia, una crescita esponenziale dei dipendenti regionali e del vasto mondo del precariato (forestali, corsi di formazione, 118, etc..)
Raffaele Lombardo, per storia personale e per gli interessi socio-economici che oggettivamente rappresenta, non sembra essere in possesso dei presupposti per imprimere alla regione siciliana una trasformazione così profonda.
Lo stesso Partito democratico rischia molta parte della sua residua credibilità in questa alleanza di governo.
Se non riuscirà ad incidere negli equilibri reali del potere siciliano rischierà di lasciare a sinistra spazi politici importanti a quelle forze (socialisti, Idv, Sel) allo stato non rappresentati all’Ars in ragione dello sbarramento più alto d’Italia (5%).
Da qui il tentativo, per voce dello stesso segretario regionale del Pd, di imbarcare tutta la sinistra in questa nuova stagione politica.
I socialisti per cultura di governo e per l’approccio riformista ai problemi potrebbero trovare un momento di rilancio e di visibilità in questa nuova fase. Le vicende romane delle prossime settimane se vedessero la nascita di un governo, più o meno tecnico, espressione della stessa area parlamentare oggi alla guida della Sicilia, offrirebbero una cornice nazionale ad una operazione politica che vedrebbe insieme per un tratto di strada liberaldemocratici e socialisti che nel resto d’Europa sono tradizionalmente alternativi.
Ma l’eccezionalità del fenomeno Berlusconi giustifica un’alleanza così innaturale, così come la morsa della crisi economica richiede anche in Sicilia risposte politiche emergenziali.