Luca Cefisi
Il Consiglio europeo, il massimo organo di governo della UE, ha abolito il regime dei visti di breve durata (per soggiorni fino a 90 giorni) per i cittadini dell’Albania e della Bosnia-Erzegovina. In pratica, questi europei “extracomunitari” potranno varcare liberamente le frontiere europee con il solo passaporto, purchè “biometrico” (è il nuovo passaporto anti-falsificazione, che tanti già possiedono). Albanesi e bosniaci raggiungono così serbi, macedoni e montenegrini, che già dal 2009 non devono più munirsi di visto d’ingresso.
La notizia in sé non è molto importante, anche se è stata accolta con soddisfazione nei Paesi interessati. Il visto d’ingresso era infatti sentito come un’umiliazione e un ostacolo ai rapporti di lavoro e familiari. La decisione europea è più significativa se la leggiamo con la mente alle periodiche, assurde polemiche che ci sono state in Italia sull’immigrazione dai Balcani. Quando poi la Romania è entrata nell’Unione Europea, apriti cielo! In verità, la chiusura delle frontiere non serve alla sicurezza: giustamente il governo Prodi lasciò cadere la “moratoria” nei confronti di rumeni e bulgari, dopo l’allargamento dell’Unione Europea. Era questa la clausola detta dell’“idraulico polacco”, per chi paventava un’invasione di artigiani dell’Est ai danni dei lavoratori nazionali. Per l’economia italiana, con la sua forte domanda di lavoratori rumeni nel settore domestico e nell’edilizia, il ricorso a questa clausola non aveva un interesse speciale. In ogni caso, avrebbe limitato soltanto l’ingresso dei lavoratori migliori, di coloro che seguono rispettosamente la procedura, mentre non avrebbe pesato sull’ingresso di coloro che, purtroppo, seguono percorsi di marginalità.
Sul piano pratico, l’idea che una moratoria sull’ingresso dei lavoratori possa ridurre l’afflusso di persone marginali che tentano l’avventura mostra completa incompetenza sulla reale dinamica dei flussi migratori: confonde l’afflusso dei lavoratori regolari con quello degli immigrati irregolari; immagina che si possa fermare la gente alla frontiera, cosa semplicemente impossibile, a meno ovviamente di non tornare a blindare la frontiera di Gorizia (e invece, grazie a dio, quella frontiera è stata eliminata del tutto), immagina che sia stato l’allargamento dell’Europa ad aver “aperto le frontiere” (invece di irregolari dall’Europa orientale ne sono sempre arrivati, almeno dalla caduta del muro di Berlino). Quanto all’“emergenza romeni”, che impazzò sui giornali un paio di anni fa, sembra destinata a fare la fine dell’“emergenza albanesi”, che è di cinque-sei anni fa: non se ne parlerà più, perché non c’era nessuna emergenza. Albanesi e romeni sono tra le comunità immigrate più numerose in Italia, e partecipano con successo all’economia e alla società: per ragioni culturali e linguistiche, la loro integrazione procede spedita.