Avanti della domenica

N. 35 del 14 novembre 2010

L’inedita complessità dei problemi da affrontare non consente a Cgil, Cisl e Uil di affrontare divisi la partita
Enzo Ceremigna - Unità sindacale, la prima sfida per la Camusso
mercoledì 10 novembre 2010


Enzo Ceremigna

L’avvicendamento Epifani- Camusso al vertice della CGIL ha suscitato, ed era ovvio, commenti ed auspici tra i più disparati. Quello prevalente, anche in virtù della grande novità di un Segretario generale donna, insiste sulla necessità/opportunità di imprimere alla CGIL – da parte di Susanna Camusso – un deciso (se non epocale) mutamento di rotta, una sorta di cesura.
Penso che siano aspettative destinate ad essere deluse anche perché il nuovo Segretario generale non viene dalla Svizzera e delle strategie finora seguite dalla maggiore Confederazione Italiana – che è anche una delle più grandi di tutta l’Unione Europea – è stata protagonista e direttamente coinvolta. Tuttavia esistono anche per lei una serie di opportunità attraverso le quali - con gradualità e pragmatismo – potrà determinare un nuovo inizio, una ridislocazione del Sindacato di Corso d’Italia più puntuale ed aderente ai grandi compiti che l’intero movimento dei lavoratori è chiamato ad affrontare, in un periodo di grave crisi economica e sociale e di contestuale profonda innovazione dei processi inerenti il lavoro.
Più che a decisioni eclatanti, che a mio parere non ci saranno, sarà quindi importante interpretare i “ segnali”, la cifra, che Susanna Camusso intenderà imprimere alla propria leadership. Vorrei osservare che i campi di applicazione del ruolo moderno che al sindacato spetta di affrontare non sono né tutti compresi, né tutti risolvibili nella questione CGIL-Marchionne. La vicenda FIAT, e in particolare quella Pomigliano, per quanto dirimente e mediaticamente costrittive, rappresentano solo una parte delle assai più vaste problematiche da affrontare nella sfera del lavoro privato ed in quella del pubblico impiego.
La disoccupazione crescente, il precariato (che ormai costituisce la forma largamente prevalente delle poche occasioni di lavoro) il massiccio ricorso alla Cassa Integrazione, la sempre meno sopportabile condizione retributiva degli occupati, il deficit di sicurezza nel lavoro, e soprattutto lo strisciante, continuo attacco ai diritti, al Welfare, fino allo svuotamento di parti importanti dei livelli di contrattazione delineano una situazione di complessiva emergenza che chiede a tutte le forze sociali, ai loro interlocutori diretti, ma anche e soprattutto al Governo impostazioni ed attitudini nuove per reggere l’altezza della sfida ed elevare il livello del confronto.
E’ per questo, è per l’inedita complessità e profondità del compito, che continuiamo a non comprendere come si possa pensare – da parte delle tre centrali sindacali più grandi – di poter affrontare la partita restando divisi.
Qui non sono in gioco le pur apprezzabili motivazioni e/o giustificazioni di ognuno; è in gioco quell’elemento decisivo in ogni negoziato che si chiama “potere di contrattazione”. Più questo potere lo diluisci, più devi forzatamente negoziare al ribasso. E’ talmente ovvia questa constatazione che – per quanto a nostra conoscenza – a fronte di una separazione al vertice, ogni giorno, ogni settimana, alla periferia delle tre organizzazione si realizzano intese ed accordi che, conservando il pregio della massima unitarietà del Sindacato, consentono difese ed avanzamenti favorevoli per i lavoratori rappresentati.
Per far tornare al centro del confronto economico e sociale il Sindacato, il passaggio della ricostruzione unitaria è un passaggio obbligato, una pre-condizione. Su questo terreno Susanna Camusso può lanciare un segnale forte. Lo può fare per storia e tradizione personale; e per una attitudine unitaria della CGIL che già nei primi anni ’70- -con Luciano Lama- affermava: “meglio una difficile unità che una bella divisione”.
Noi, Socialisti riformisti, la pensiamo così.