Avanti della domenica

N. 35 del 14 novembre 2010

Alberto Benzoni - Fini un progetto forse ce l’ha. Il centrosinistra no
mercoledì 10 novembre 2010

Alberto Benzoni

Fino a qualche mese fa, l’attuale leader di “Futuro e libertà”stava nella casella A: era l’Erede. Cofondatore e, quindi, numero 2 del Pdl, era (come dicevano gli aspiranti fidanzati di una volta) “autorizzato a sperare”di poter guidare il centro-destra, all’indomani dell’ubriacatura berlusconiana, verso i lidi di una normalità nazional-liberale, sul modello europeo (e con il consenso, magari tacito, dello stesso Cavaliere).
Ma dalla casella A siamo definitivamente usciti. Perché, a negarne l’accesso non è il solo Berlusconi, con il suo narcisismo totalizzante, ma anche e soprattutto la natura della coalizione che in lui si riconosce. Questa si basa sul rapporto di ferro, personale e psicologico prima ancora che politico, tra il presidente del consiglio e la Lega: all’insegna di un populismo antisistema che è, in tutti i campi, agli antipodi dell’ottica in cui si muovono Fini e i suoi.
E, allora, occorrerà entrare nella casella B: la formazione di un nuovo centro-destra in antitesi al Pdl e alla Lega. Il percorso consacrato formalmente a Perugia. Nel convegno di novembre il passato di collaborazione viene definitivamente archiviato come se non fosse mai esistito: e allora niente rinnovo dell’accordo tra i vecchi contraenti ma proposta, chiaramente provocatoria, di ripartire da zero su contenuti nuovi e con nuovi protagonisti. Una proposta chiaramente irricevibile per Berlusconi: dimettersi per andare alla sfida elettorale è un’opzione rischiosa ma è pur sempre un’opzione. Dimettersi per essere obbligati a scegliere tra Casini e Bossi, non esiste. E non esiste nemmeno la sfida, in stile “bauscia” al “traditore”: “io tiro diritto; prova a votarmi contro se hai coraggio”. Perché un governo senza maggioranza è comunque condannato all’impotenza; in attesa che qualcuno stacchi la spina.
La casella B nasce all’insegna di una frattura non ricomponibile all’interno del centro-destra porta, dunque, verso la crisi; e quindi verso scenari del tutto nuovi. E’ questa la casella C; non più (o se preferite, non ancora) un modello di centro-destra in competizione con l’altro, ma un centro che, se vuole contare (cioè sconfiggere Berlusconi) deve guardare alla sinistra riformista come un’area con cui confrontarsi e dialogare. Un processo che può certamente essere bloccato sul nascere da elezioni anticipate che il nuovo centro dovrà affrontare nelle vesti di terza forza, con la massima aspirazione di negare alla destra la vittoria al Senato; ma che può anche portare alla formazione di una maggioranza parlamentare e di governo che sia- sia pure su basi politico-programmatiche e per un tempo limitato- alternativa all’attuale.
Oggettivamente, tutto dovrebbe spingere in quest’ultima direzione: l’opportunità di evitare uno scontro elettorale dirompente; la delicatezza della situazione econico-finanziaria;e, infine e soprattutto, la drammatica necessità di ridare al paese, e alla sua vita collettiva, una condizione di normalità, anzi di elementare decenza.
Nel concreto, il progetto è ancora al “carissimo amico”. Nulla di minimamente definito sulla natura e gli scopi del nuovo esecutivo e sulla legge elettorale con cui sostituire l’attuale; nessun autentico impegno a “scendere in politica”da parte delle personalità nazionali essenziali per promuovere e simboleggiare il nuovo progetto; nulla sulla natura e sui protagonisti della nuova possibile intesa.
Pesa qui, e in modo determinante, l’inadeguata consapevolezza della posta in giuoco; in particolare nella sinistra, dove dominano l’ipocrisia e una certa pigrizia mentale. Continuiamo, così, a pensare all’esecutivo di transizione come ad un trucchetto per rinviare le elezioni e non come ad una piattaforma su cui vincerle. Continuiamo ad auspicare una alleanza la più larga possibile, ma evitiamo accuratamente di fare nomi e cognomi per non essere impallinati dal “duro e puro” di turno. Continuiamo ad auspicare la “rottamazione” del sistema berlusconiano ma, al dunque, ci appassiona assai di più quella del Pd.
Ma possiamo permetterci di perdere anche questa occasione?