Avanti della domenica

N. 34 del 7 novembre 2010

Lettere. Gianvito Piscitiello, Egidio Filippone
giovedì 4 novembre 2010


Psi, radici nella storia e programmi per il futuro

In questi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria deriva politica: si nota un partito di maggioranza, il PDL, che se esiste appare fortemente compromesso, ridotto in tanti cocci di vetro tenuti insieme da un rattoppo di fortuna fatto con dello scadente nastro adesivo; ma diversa non è la situazione del PD che, nato come massa informe senza faccia e senza storia, ha continuato e continua ancora un’opera di opposizione basata su di un progetto che, se c’è,  genera molti, troppi dubbi.
A tutto questo si aggiunge il giustizialismo ghibellino dipietrista ed ancora il partito di Grillo, che fin’ora ha dimostrato solo di saper dire “vaffanculo” a tutti, la riproposizione democristiana di Casini & Co., l’incognita “Futuro e Libertà” che, plasmata dall’ormai idolo del centrosinistra (soprattutto quello che fa riferimento al PD) Fini, non ha ancora deciso se essere parte della maggioranza o parte dell’opposizione.
In ultimo, sicuramente non per importanza, “Sinistra Ecologia & Libertà”. Sì, infatti: sembra essere proprio il governatore della Puglia l’oggetto di più pregio della sinistra italiana.
Ma volendo proprio fare la conta, si ci rende conto che qualcosa manca: si avverte l’assenza di una forza socialista, parola che eccezion fatta per gli usi impropri messi in mostra dalla banda Berlusconi o da qualche ex DS, sembra essere totalmente scomparsa dalle luci della ribalta. E allora è proprio qui, ora che bisogna ripartire: un nuovo progetto, giovane, dinamico, un progetto della gente e per la gente, che evade i vincoli della vecchia politica che hanno portato alla pubblica indifferenza, un progetto da costruire sulle solide basi della storia, ma con la testa ed il cuore fortemente protesi al futuro. Da qui bisogna ripartire: dai veri problemi che piegano il popolo italiano. Scommettere, scommettere, scommettere!
Ripartire dalla scuola, dal lavoro, dalla sanità, dall’economia. Elaborare un piano economico forte per evitare che tante famiglie debbano far ricorso alla pubblica carità per vivere, lotta alle organizzazioni a delinquere e al “nero”, una delle vere e proprie piaghe soprattutto del Mezzogiorno. Sicurezza sul lavoro, riforma della giustizia, libertà di stampa, difesa del pubblico e dei posti di lavoro, piano per incentivazioni e sovvenzionamenti per le imprese, “questione meridionale”, fare politica con le “mani pulite”. Ecco, questi i temi da trattare con urgenza; bisogna porsi delle domande e cercare delle opportune soluzioni, anche a costo di fare delle rinunce personali. È improponibile in queste circostanze “andare da soli”: bisogna riorganizzare il movimento socialista in un’unica forza politica avente un progetto condiviso evitando la formazione di tanti “partitini a conduzione familiare”.
L’identità socialista non è qualcosa da svendere, ma bensì deve essere preservata e coltivata.
In un certo senso, citando, “Ciò che facciamo in vita riecheggia per l’eternità”. Oggi tocca a noi fare la buona politica, cambiare le cose, effettuare una rivoluzione di idee: se non per noi, almeno per i nostri figli!
Gianvito Piscitiello

I rapporti tra lavoratori e imprenditori


Da socialista che milita nel sindacato (sono membro della Segreteria della UILM di Roma) ho letto con qualche apprensione, rivelatasi poi infondata, l’articolo di Enzo Ceremigna in prima pagina nel n° 32 del 24 ottobre u.s. nonostante il titolo fosse di per sé onestamente esplicativo: “Sindacati, ragioni separate e torto complessivo”.
Conosco Enzo da una vita e so della suo attaccamento orgoglioso alla CGIL - di cui è stato per anni tra i protagonisti più rappresentativi – e per questo la sua presa di posizione per l’Unità dei lavoratori è tanto più autorevole ed apprezzabile anche perché rafforza la linea più volte espressa dal segretario Nencini.
Resta comunque il fatto che tra noi persiste un grande disorientamento sulla questione fondamentale dei rapporti tra lavoratori e imprenditori (tra “produttori” volendo citare il compianto Bruno Trentin): lo abbiamo sentito a Perugia nelle tante voci dissonanti sui fatti di Pomigliano e lo si ritrova continuamente, anche nello stesso giornale, più avanti, tra le “Lettere”.
C’è quindi una posizione “ufficiale” (che io condivido) ma non c’è un “comune sentire” come invece sarebbe opportuno e auspicabile: di qui l’invito a voler promuovere occasioni di riflessione e di confronto su un tema non solo cruciale per noi e di grande attualità ma anche capace di ipotecare il divenire del nostro Paese.
Egidio Filippone - Roma