Giuseppe Micicchè
Il dibattito sulla riforma della legge elettorale, iniziato nel corso dell’estate e intensificato nella ripresa autunnale, ha confermato l’esistenza di un ampio arco di forze che affermano di considerare la legge oggi in vigore assolutamente antidemocratica e perciò da riformare prima che una nuova crisi di governo richiami gli elettori alle urne.
Ci sono tra di esse gruppi che a suo tempo accettarono il “Porcellum” senza molte discussioni, e la loro adesione al fronte dei “riformatori” deve essere perciò vista come un fatto grandemente positivo.
Manca ad oggi la convergenza su un unico sistema, anche se più favorito appare l’uninominale. Nulla quaestio, a quanto pare, sulla reintroduzione della preferenza.
Bene: è tempo che si ponga fine alla passività per legge dell’elettore, se si vuole che il rapporto di quote molto consistenti di cittadini con la politica e col fatto elettorale si ristabilisca positivamente.
Voglio però fare una domanda riguardante l’effettivo potere di scelta e avanzare una proposta riguardante il sistema di voto.
La domanda. Chi sceglierebbe i candidati? Iscritti e simpatizzanti nelle primarie, rispondono i “riformatori”. Ma chi sceglierebbe i nominativi da proporre alla scelta? Non sarebbero forse i vertici dei partiti? Così è stato nelle ultime tornate elettorali, quando gli elettori si trovarono di fronte a candidati (non sempre espressi dal territorio) scelti, concordati e contrattati dai capi partito ed ebbero in definitiva la possibilità di ratificare le scelte dei capi o astenersi.
è assolutamente necessario garantire una scelta dei candidati “dal basso”. A questo fine, penso che non sarebbe male recuperare la vecchia prassi delle candidature che nascevano nelle sezioni, venivano filtrate a livello provinciale e venivano poi definite a livello regionale?
In primarie aperte solamente agli iscritti al partito o ai partiti convergenti – l’esperienza dice che spesso gruppi espressi da forze avverse vi si inseriscono determinando scelte non gradite - si potrebbe così scegliere tra candidati espressi dalle rispettive basi e non trovarsi di fronte a elementi “calati” dall’alto.
La proposta. è tempo di avere un Parlamento che sia specchio fedele delle forze politiche esistenti nel paese. Bisogna perciò abolire il premio di maggioranza, assolutamente antidemocratico perché falsificatore della volontà popolare, e reintrodurre la proporzionale.
Ma, dicono gli antiproporzionalisti: un Parlamento eletto con la proporzionale e senza premio non garantirebbe la governabilità.
è proprio vero? Si pensa veramente che la governabilità sia garantita dalla differenza numerica tra maggioranza e minoranza? Non dice niente l’esperienza in corso di un Governo con 100 deputati e 40 senatori di maggioranza?. Non sta invece nella forte saldatura tra eletti e programma la più sicura garanzia di stabilità governativa ?
Se una legge capace di garantire la libera scelta tra più candidati e la rappresentanza di tutte le forze politiche è uno dei principali strumenti di democrazia per richiamare i cittadini alla partecipazione attiva, un programma di governo pienamente condiviso che rifletta i reali problemi della collettività e ne indichi le soluzioni è il collante migliore di forze singole o convergenti che lo promuovano.
Ma ci sono reali possibilità per una riforma essendo in carica questo Governo e questo Parlamento ?
Il quadro odierno è scoraggiante. Al capo dell’Esecutivo manca la volontà, all’opposizione manca la capacità di convergere su un unico progetto.
Il primo, con l’ampio coro di consensi della sua parte, ha ripetutamente affermato che non intende apportare alcuna modifica al “Porcellum”, evidentemente non volendo rinunziare alla sicurezza di avere gruppi parlamentari composti da uomini e donne a lui fedelissimi perché da lui scelti e selezionati.
L’opposizione, parlamentare ed extra, converge soltanto nelle intenzioni, non sui contenuti: non riesce infatti a indirizzarsi unitariamente, e tutto fa temere che consumerà tempo ed energie in un confronto senza fine tra modelli di altri paesi: tedesco, spagnolo, francese, e via seguitando.
Troppo pessimista? Come tutti i sinceri democratici, mi auguro di essere smentito dai fatti.