Gerardo Labellarte
Il congresso che Sinistra Ecologia e Libertà ha tenuto a Firenze è stato un buon congresso… di una modernizzata Rifondazione Comunista.
Le idee, i comportamenti, i referenti sociali sono esattamente gli stessi. E non a caso Fausto Bertinotti e Achille Occhetto sono accorsi all’unisono a santificare Nichi, sperando che il tentativo di servire lo stesso pasto in una nuova confezione abbia maggiore successo dei precedenti, in particolare della infausta Sinistra Arcobaleno, che peraltro teorizzava esattamente i medesimi contenuti e le medesime ricette salvifiche.
Anche noi socialisti auguriamo benvolentieri a questo ennesimo tentativo di riorganizzare la sinistra antagonista di raggiungere buoni risultati. Sappiamo bene quanto sia necessario recuperare il contributo dell’appassionato popolo che essa rappresenta allo sforzo comune per il rinnovamento di questo Paese sempre più decrepito. Allo stesso modo ci è oramai chiaro che è fallito il tentativo di fare di SEL il luogo di incontro tra quella cultura rispettabilissima e che, anche se fortemente minoritaria, ha piena legittimità nella sinistra italiana come in quella europea, e quella che potremmo chiamare riformista (o socialista, o laburista, o socialdemocratica) e che normalmente in Europa è organizzata nei partiti del PSE.
Possiamo dire, come socialisti del PSI, che abbiamo capito per tempo la via che SEL aveva deciso di imboccare e abbiamo ritenuto che fosse diversa dalla nostra. Insieme alla sua strada e ai suoi contenuti, SEL ha naturalmente ripreso anche i fischietti con cui apostrofare i socialisti, secondo consolidata tradizione. Occhetto ne sarà stato soddisfatto.
Ma visto che siamo interessati al comune destino della sinistra vorremmo richiamare l’attenzione dei compagni di SEL su due aspetti, tra i molti altri che andrebbero sottolineati. Il primo è di non esagerare nell’affidarsi alle capacità salvifiche della leadership. L’aria da “meno male che Nichi c’è” che si respirava a Firenze era francamente fastidiosa. Del resto qualsiasi riformista europeo, dopo aver duramente lottato per conquistare il governo di una regione, superando brillantemente numerose prove, si sarebbe dedicato con impegno al ruolo così fortemente voluto e faticosamente conquistato. Ruolo tuttavia troppo prosaico per il nostro poeta che si ritiene più adatto a salvare la sinistra, ovviamente il Paese e forse qualcosa di più.
La seconda speranza è che i compagni di SEL riflettano con maggiore attenzione prima di assumere acriticamente, come mi sembra abbiano fatto a Firenze, le ricette proposte dalla FIOM, pensando che possano diventare utili per costruire la sinistra di governo nel nostro paese. Quelle idee sono minoritarie persino nella CGIL, come il recente congresso ha dimostrato; sono fortemente minoritarie nel complesso del mondo del lavoro e figuriamoci nel Paese.
Forse qualche riflessione e qualche dubbio in più sul tema sarebbe utile, pur se prosaica, se si vogliono evitare i gravi errori del passato e costruire una sinistra che vinca e che governi e non si limiti a contemplare sé stessa e a recitare poesie