Avanti della domenica

N. 33 del 31 ottobre 2010

La scelta tra sistemi elettorali e tra sinistra e centrosinistra
Alberto Benzoni - Bersani, il centrosinistra e la quadratura dei cerchi
mercoledì 27 ottobre 2010

Alberto Benzoni

Il nostro Bersani parla di “cerchi”. Alludendo ad una serie sempre più ampia di intese che, partendo da un Pd con una leadership consolidata, giunga a formare, con Casini ed altri, la grande coalizione antiberlusconiana.
Il richiamo geometrico non è rassicurante. Perché come si sa la quadratura dei cerchi è impossibile. Così, nel nostro caso, partendo dal Pd non si va da nessuna parte.
Certo, la posizione del Nostro si è consolidata. Anche per la petulante immaturità del suo principale avversario. E però, almeno per ora, Veltroni rimane titolare di una minoranza di blocco. Un blocco che funziona come una specie di censura preventiva su tutte le questioni politiche di fondo, a partire dalla legge elettorale.
Certo, la proposta del Nuovo Ulivo è partita. E ha interessato aree culturalmente significative e sinora emarginate del centro-sinistra. E però, almeno per ora, stenta ad assumere forma concreta. Perché allo sbocco logico del progetto - la creazione di un’area riformista o, se si preferisce, della “sinistra del fare” - si oppongono non solo resistenze interne ma anche “esigenze superiori” ben presenti allo stesso Bersani. E parliamo dei rapporti con Di Pietro e Vendola.
Certo, si è voluto porre termine al “fuoco amico” del Tonino nazionale con un’intesa che, in volgare, si potrebbe riassumere così: “Tu cessi di attaccarci e di fare da grancassa per questo o quel papa straniero, per concentrare la tua polemica su Berlusconi; e noi manterremo i nostri rapporti con te garantendoti ogni possibile spazio”. E però, almeno per ora, l’accordo, o meglio il patto di non aggressione, sembra funzionare a senso unico: nel senso che l’Idv consolida, da una parte, il suo ruolo di partner principale mentre, dall’altra, suggerisce, ad ogni piè sospinto, di rappresentare l’unica vera opposizione al regime berlusconiano.
Certo, Bersani e Vendola hanno formalmente annunciato un patto di consultazione, accompagnato da una duplice “via libera”: nessuna obiezione del Pd allo svolgimento di primarie di coalizione come prima tappa del “riassestamento” del centro-sinistra; nessuna obiezione del governatore al dialogo con Casini. E però, almeno per ora, questo accordo giova al leader Sel più che al segretario dei democratici. Il primo concorrerà a primarie in cui si misureranno personalità e immagine più che questioni politico-programmatiche; e, quindi, potrà avvalersi sino in fondo dell’appoggio di quanti, fuori dal Pd ma anche dentro il Pd, coglieranno l’occasione per esprimere i loro dissenso verso la politica e i dirigenti del maggior partito di opposizione. Non basterà, probabilmente, per vincere. Ma basterà, sicuramente, per assicurare a Vendola un ruolo centrale nel centro-sinistra e sulla scena nazionale. Dal canto suo, il via libera dato a Bersani nella prospettiva dell’alleanza con il centro non avrà, almeno per ora, alcuna efficacia. Perché il possibile interlocutore, l’ex presidente della Camera, già renitente ad essere considerato “elemento aggiuntivo” della già formata coalizione di centro-sinistra, non può non chiudere, almeno per ora, la porta ad un interlocutore che si presenti scortato da Nichi e dall’ex Pm di Mani pulite. In sintesi, un via libera; ma, ancora, per non andare da nessuna parte.
E, allora, forse, occorrerebbe partire dall’ultimo cerchio. Inteso come l’obbiettivo finale da raggiungere. E da questo far derivare i mezzi da porre in campo. Ma, per questo, occorre fare una scelta.
Si ritiene di poter vincere su di una linea di scontro destra-sinistra? E, allora, si organizzi il nostro campo, sulla base di un’intesa complessiva tra le sue componenti riformiste e radicali e con parole d’ordine alternative sul piano economico e sociale. Ma non si conti di avere con noi il centro moderato; che, anzi, si dovrà eliminare politicamente con una nuova legge elettorale ancor più maggioritaria dell’attuale.
Si vuole, invece, coalizzare il più vasto arco di forze in nome dell’esigenza prioritaria di sconfiggere definitivamente il “sistema berlusconiano”? E, allora, si punti sin dall’inizio su di un progetto di “ritorno alla normalità” - istituzionale, politica, sociale, civile - facendo appello a tutte le forze disponibili su di una piattaforma comune; e reintroducendo, in questa prospettiva, il sistema proporzionale.
Due opzioni alternative. Da affrontare; con chiarezza e senza infingimenti. Bisogna decidere e presto, perché il tempo a disposizione sta diventando molto scarso.