Riccardo Nencini
Al congresso di Sel a Firenze i socialisti sono stati fischiati. Fischi pesanti - tanto che lo stesso Vendola li ha stigmatizzati – condivisi con le delegazioni di Cisl e Uil.
La ‘nuova’ sinistra che esalta l’ideale di bellezza e vuol ripartire dai cortei della Fiom resta impigliata nelle sue contraddizioni. Si applaudono le delegazioni delle associazioni degli Stati Uniti (un bel segno di cambiamento questo!) e si fischia chi, in politica e nel sindacato, mantiene ferma la barra di una visione riformista.
Sono ancora convinto che non si possa tenere tutto insieme e che non ci si possa fermare all’estetica e agli esercizi di retorica. Che scaldano i cuori di un congresso, ma rischiano di non far breccia in un Paese smarrito, in cerca di risposte concrete ai problemi di tutti i giorni.
Il centrosinistra, e la sinistra in particolare, deve iniziare a dire che cosa offre in alternativa e non limitarsi ad esclamare che lo diceva da un quindicennio. Perché in questo caso ricadrebbe in un altro suo peccato originale: l’autoreferenzialità, che nell’era della tv diventa narcisismo.
Da mesi il centrodestra è in crisi, da mesi il centrosinistra parla solo o quasi di primarie per scegliere il leader per sfidare Berlusconi. Un leader, mi raccomando, oppositorio, conflittuale ‘a prescindere’, magari punto di sutura tra Grillo, Italia dei Valori e radicalismi imbevuti di teorie millenariste. L’ideale per perdere. Meglio essere fischiati!
Quello della leadership della coalizione è in realtà un falso problema, che ancora una volta mette a nudo l’ennesima anomalia italiana e non trova corrispondenze in altre democrazie. Negli USA le primarie sono un meccanismo di selezione della leadership dei partiti regolato per legge; in Israele si fanno all’interno dei partiti; in altri paesi non si fanno perché la guida di una coalizione spetta in maniera naturale e condivisa a chi guida il maggiore partito.
In Italia le uniche primarie di coalizione che hanno avuto uno senso politico sono state quelle che hanno designato Prodi, leader senza partito in cerca di legittimazione popolare.
Il Pd ha fatto primarie vere e le ha vinte Pierluigi Bersani. Il problema della leadership della coalizione non dovrebbe dunque porsi, a meno che non si voglia utilizzarle, invocandole a ogni piè sospinto, come una corsia preferenziale per andare in televisione e sui giornali. Tutto legittimo, ma resto del parere che spacciare questo genere di primarie come un metodo nuovo di fare politica e come medicina per tutti i mali sia nient’altro che pubblicità ingannevole.
Per vincere servono soprattutto idee nuove, un programma che non sia un libro dei sogni, un’idea di coalizione e di paese in grado di conquistare la fiducia dei cittadini non solo in quanto elettori.
Primarie sì, ma delle idee come chiediamo da tempo, non come evento mediatico in cui vince chi è più bravo ad apparire in tv. Inseguire Berlusconi sul suo stesso terreno non porta da nessuna parte, tranne che forse nel salotto di Bruno Vespa.
A meno che, come dice Zoro nei suoi esilaranti video, non si vogliano fare le primarie perché almeno quelle siamo sicuri di vincerle.