Avanti della domenica

N. 32 del 24 ottobre 2010

Diario di un lavoratore precario
Alessandro Russo - Autunno di scontro o di dialogo
martedì 19 ottobre 2010

Alessandro Russo

Per sapere quale autunno ci attenda, dobbiamo necessariamente vivere di speranza. Anche se questa potrebbe giocarci brutti scherzi.
Davanti all’inefficacia di un governo e di una maggioranza che litigano affossando di fatto l’agenda delle riforme, e che dimostra inoltre una indifferenza nei confronti dei lavoratori, disoccupati e parti sociali, vi è un fatto positivo al quale gli addetti ai lavori guardano con rinnovato interesse.
Gli ultimi incontri fra imprese e sigle sindacali, Cgil compresa, vogliono dimostrare che un’intesa su crescita e sviluppo è possibile. A dispetto di un governo che non sa dare alcun indirizzo alla sua politica economica.
La richiesta di uscire dall’immobilismo e la ricerca di obiettivi chiari e semplici che possono essere raggiunti, tiene a sottolineare quanta importanza invece hanno le migliaia di lavoratori che presto si potrebbero aggiungere a quelli che già non hanno più un lavoro.
I sindacati chiedono una riduzione delle tasse sul lavoro, una riforma degli ammortizzatori sociali, che superi l’emergenza e sia capace di includere anche precari e migranti, come sostiene Epifani, leader della Cgil. Che ha anche rilanciato il confronto su democrazia e rappresentanza sindacale. Un aspetto, a dire la verità, non più rinviabile, in modo tale che non si possano trovare ulteriori pretesti per cercare di mettere ancora nell’angolo la Cgil.
Di fatto la volontà di orientare le relazioni industriali verso la collaborazione fra le parti, non è solo una speranza concreta volta alla risoluzione dei problemi del lavoro e della solidità sociale; è il ritorno della centralità del dialogo fra le principali e più rappresentative confederazioni.
Il sindacato pare avere compreso di possedere le armi della proposta e della concretezza, capaci di poter inchiodare il governo alle proprie responsabilità. Facendo del compromesso la via maestra da perseguire per la risoluzione dei contrasti, rendendo così più efficace la politica sindacale.
Quello che invece ci inquieta è la strategia delle uova messa in atto dalla Fiom. Uova capaci di colpire le sedi della Cisl e di Confindustria. Come fosse una strategia politica quella dell’aggressione e della volontà di imporre le proprie idee. Che, una volta imposte, non avrebbero più alcun valore.
Ci si domanda, allora, se la categoria dei metalmeccanici continuerà a condizionare l’intera Cgil e la sua politica.
Sono anni, infatti, che una categoria prende in ostaggio il potere contrattuale di uno dei maggiori sindacati italiani. Neutralizzandone di fatto la volontà riformista.
Citando Manzoni, a proposito di Renzo e dell’episodio del forno, si può sostenere che molte volte le masse non hanno colpa di quanto avviene ed arrivano inconsapevolmente a degli eccessi.
Ma alle volte sono proprio le illusioni che portano agli eccessi. La falsa retorica sul conflitto fra capitale e lavoro che tende a nascondere una analisi più complessa del mondo che ci circonda. Creando, così, una illusoria semplificazione della realtà.
Il superamento di questo vecchio conflitto è dovuto in parte alla riforma del modello contrattuale e dovrà terminare con l’elaborazione del nuovo metodo di relazioni industriali, al quale, si confida, la Cgil non si sottrarrà.
E sarà da queste valutazioni che si dovranno ricavare gli strumenti per giungere a quelle soluzioni che prevedano una più stretta collaborazione fra impresa e lavoratori.