Il risultato elettorale mostra ancora una volta un Centro-Sinistra incapace di marcare le difficolta’del governo nella gestione della crisi , ed in ritardo nel proporre un percorso di riforma del Sistema Politico che possa consentire di riportare a sinistra consensi nelle aree con forte tessuto produttivo, ove l’elettorato mostra avversione per un sistema che utilizza la gestione amministrativa come terreno di autoriproduzione.
Allo stesso tempo l’aspettativa che il federalismo fiscale produca al nord risparmi tali da riattivare politiche sociali in favore dei lavoratori dipendenti ,o di sostegno produttivo a difesa dei livelli occupazionali, sposta sulla lega crescenti consensi da sinistra, facendo apparire l’opposizione una espressione politica priva di una definita identita’ riformatrice ed incapace di offrire ai ceti deboli una uscita dalla situazione di impoverimento che li minaccia.
Il Partito Democratico, in particolare, non riesce a svolgere una autentica funzione nazionale attraverso un progetto di governo necessario ad una equilibrata Democrazia dell’alternanza, al punto che il mantenimento della centralita’ del PD nel centro-sinistra garantirebbe solo il consolidamento al potere di uno schieramento incapace di essere una moderna destra democratica e costituzionale, e renderebbe concreti i rischi di una crisi costituzionale, parallela alla crisi economica e finanziaria in atto.
L’ urgenza di una riforma costituzionale trae infatti alimento dalle contraddizioni istituzionali dello schieramento di governo, e dalla contemporanea inadeguatezza di una opposizione che privilegia il dialogo con poteri estranei al confronto politico, senza comprendere che le ragioni di riforma esistono solo sul terreno dei rapporti tra le rappresentanze politiche e la Pubbliche Amministrazione.
In questa gravissima crisi istituzionale e sociale il Partito Socialista deve porsi alla guida di un processo di ricostruzione della sinistra attorno ad una visione strutturale dei processi di riforma sociale ed economica necessari a contrastare la crisi del modello Neo-liberista, costruendo un rapporto unitario con tutte le forze politiche disponibili a questo progetto , a partire da SEL, con cui nella reciproca autonomia organizzativa va ridefinito un accordo federativo finalizzato a rendere possibile, sulla destrutturazione del PD, una nuova fase costituente di una nuova grande forza di riferimento del Centro-Sinistra, Socialista e Democratica , rappresentativa di tutte le anime della sinistra riformista.
Il PSI in questo disegno svolgerebbe un ruolo di orientamento culturale e programmatico molto superiore al suo peso elettoralie,sopratutto nel rapporto con le altre forze politiche che, come noi, contestano le caratteristiche sostanziali della costituzione materiale della II repubblica, come SeL, e con le nuove forze , emergenti sui temi della legalita’ e la riforma della politica, che aspirano a rinnovare la sinistra pur senza ancora aver chiari i contorni di una proposta di governo su cui canalizzare le nuove rappresentanze di cui sono espressione.
In tal senso lo stesso tentativo di Vendola di cercare la leadership del centro-sinistra potrebbe divenire l’occasione per superare le forme politiche esistenti in una nuova rappresentanza unitaria della sinistra , realmente collegata alle espressioni del Socialismo Europeo, solo qualora il PSI divenga il garante politico di questo possibile percorso costituente di una grande forza politica di governo .
La rinascita del Partito Socialista deve quindi trovare, fuori da ogni illusione di autosufficienza, la sua ragion d’essere nella sua essenzialita’ a questo disegno complessivo di ristrutturazione politica e programmatica del centro-sinistra verso la costruzione di una nuova grande forza Socialista e Democratica.
(Sintesi del Documento presentato alla Direzione Nazionale del 7/5/2010 dai compagni Bartolomei, Centrone, Ricciuto ed Andreini)