Avanti della domenica

N. 32 del 24 ottobre 2010

Divisi tra il rilancio di superate forme protestatarie e una linea di strisciante ‘ adeguamento’ alle superiori esigenze imprenditoriali
Enzo Ceremigna - Sindacati, ragioni separate e torto complessivo
martedì 19 ottobre 2010

Enzo Ceremigna

Le forze sono state schierate in campo. Due settimane fa Cisl e Uil in piazza del Popolo a Roma; sabato scorso, Fiom e Cgil, sempre a Roma, in piazza San Giovanni.
Manifestazioni riuscite (soprattutto prive di incidenti) che hanno dato visibilità e corposità alle motivazioni sulle rispettive scelte rivendicative del passato e sulle strategie da adottare per il peresente. Ma per il futuro cosa ci attende?
La domanda, e la preoccupazione, è lecita per chi – e noi tra questi – auspicava che le manifestazioni separate potessero rappresentare – oltre alle legittime caratterizzazioni di parte – anche segnali di disponibilità e di ricucitura ‘unitaria’. Purtroppo così non è stato. Ciò che è largamente prevalsa è stata l’orgogliosa e puntigliosa presa di distanza tra le organizzazioni. Un dato di fatto nel quale tutti coloro che sognano un movimento sindacale ‘ collaborativo’ e depotenziato hanno attinto a piene mani, a partire dagli esponenti del governo con in testa il ministro del lavoro Sacconi.  A consuntivo, dunque, terminate le manifestazioni separate, il movimento sindacale si può considerare più forte o più debole di prima? E’ chiaro che si tratta di una domanda retorica, poiché contiene in sé anche la risposta.
Ora che esista per il sindacato la necessità e l’urgenza di mettersi complessivamente al passo con i tempi è fuori discussione. Ma è anche in discussione che quanto sta succedendo in concreto nel mondo del lavoro – con fasi gigantsche di ristrutturazione, di riconversione produttiva, di delocalizzazioni, di crescente attacco ai livelli di occupazione, ai livelli retributivi, alla qualità della prestazione lavorativa – tutto richiederebbe meno che un movimento sindacale diviso tra il rilancio di superate forme protestatarie e una linea di strisciante ‘ adeguamento’ alle superiori esigenze imprenditoriali (una volta si sarebbe detto del profitto) scambiandola per una obbligatoria ‘modernizzazione’.
Lungi da noi l’idea di impartire lezioni a chicchessia. Ma, da socialisti, non possiamo che considerare allarmante la condizione di divisione attuale; anche perché è difficile scorgere, al momento, dentro il sindacato quali forze si sentano effettivamente impegnate a costruire le basi per una nuova, indispensabile stagione unitaria del sindacato italiano.
Certo le divisioni esistenti sono scaturite da motivazioni serie e noi non intendiamo sottovalutarle. Osserviamo soltanto che quelle esistenti prima della formazione della federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil non erano certo inferiori per peso e importanza, sul piano interno, come su quello internazionale.
C’è bisogno di tornare a dimostrare da parte di ciascuno quella capacità di esprimere un superiore senso di responsabilità ed una ferma volontà di ricostruzione dell’edificio unitario. Fuori da questo, ognuno potrà essere persuaso di avere ragione, ma fatalmente ogni ragione separata porterà, in concreto, al torto complessivo.