Marco Di Lello
Apparentemente guariti dalla sindrome del perdente Bersani e i vari leader del centrosinistra hanno (finalmente?) iniziato ad invocare il voto per dare una svolta a questo paese.
L’opportunità (o il rischio) di un voto anticipato sembra farsi, nonostante le apparenze (è il gioco del cerino ad imporle) sempre più vicina e dunque urgente appare la risposta agli elettori, tanti, che ci chiedono “vabbè l’antiberlusconismo ma voi chi siete, che proponete, che volete fare?”
La vulgata popolare mette dunque i piedi nel piatto e ci porta a fare i conti, ancora una volta, con la necessità di proporre una nostra, diversa, idea di Paese.
Seguendo un copione già scritto, di fronte alle difficoltà del PdL e più in generale della coalizione di centrodestra, il centrosinistra non trova di meglio che alimentare polemiche al proprio interno e così gli ex popolari polemizzano con i propri compagni (rectius amici) che sabato erano in piazza con la Fiom; Casini rilancia dicendo mai con questo Pd (ma non sono mesi che dice che alle elezioni anticipate l’UdC andrà da sola?); Follini chiede un “confine a sinistra”; tutti (o quasi) si dilettano nell’indovinello se occorra più centro o più sinistra; nessuno che risponda alla domanda che Zoro declamerebbe così: si, vabbé, ma che volete fà?
Dalle colonne di questo giornale il mese scorso avevamo chiesto: “Berlusconi ha fallito, e noi?” La risposta di queste settimane è stata ancora una volta “geometrica”. Raggiunto l’accordo con Vendola, ora si passa a quello con Di Pietro, socialisti ed ambientalisti (Bersani, 14 ottobre u.s.) per poi “corteggiare” Casini. Tutto bene, ma la politica?
Possiamo cominciare a proporre agli elettori, tutti, non solo i nostri, la visione di un’altra Italia?
Un’Italia in cui se nasci figlio di operaio non per forza dovrai fare l’operaio, o il bracciante agricolo se sei figlio di bracciante agricolo, e se hai un talento non devi emigrare per farlo valere? Dove si possa avere un lavoro senza dover invecchiare a fianco ad un telefono aspettando la chiamata, una donna non debba scegliere tra esser madre e lavoratrice, o che possa far carriera anche se non è carina e disponibile?
Un paese che sceglie di non comprare 131 caccia bombardieri ed investe gli 11 miliardi risparmiati per costruire asili nido che possano ospitare figli di italiani e figli di immigrati evitando guerre tra nuovi poveri? O per dotarsi di ospedali in cui non si muoia di parto o perché mancano le apparecchiature mediche per salvarti la vita?
Una società in cui se nasci diversamente abile puoi essere ugualmente utile, o se sei omosessuale non corri il rischio di essere menato perché cammini per strada mano nella mano con la persona che ami o che se convivi per anni con chi hai scelto per condividere la tua vita non hai bisogno di un “contratto” per avere i diritti?
Se dalla matematica riuscissimo a passare ad una letteratura capace almeno di scaldare i cuori, se da individuazioni di confini geometrici e sommatorie algebriche passassimo a declinare una speranza di un Paese diverso per poi impegnarci a realizzarla quella speranza, forse non dovremmo affidarci alle disgrazie altrui, agli scandali su escort, cricche, ruberie, munnezza e paradisi fiscali per poterle vincere queste elezioni, che non possono e non debbono metterci paura: prima ci libereremo dei tanti incubi, dentro e fuori di noi, prima la speranza potrà diventare realtà.
E’ a questo che serve la Sinistra, o no...?