Avanti della domenica

N. 31 del 17 ottobre 2010

Luigi Iorio - Con Berlusconi tutto cambia, nulla cambia
mercoledì 13 ottobre 2010

Luigi Iorio

Tutto cambia, perché nulla cambi, in perfetto spirito gattopardesco. Dunque, dopo quasi unventennio di berlusconismo durante il quale tutto sembrava dovesse cambiare, possiamo constatare che in realtà nel tempo nulla è effettivamente cambiato. Berlusconi promise appena sceso in campo,nel ’94, la tanto agognata rivoluzione liberale, la formazione di una nuova classe dirigente ed il superamento della partitocrazia.
Nel 2008, inoltre, dal predellino della sua auto come un perfetto showman diede vita al PDL, al fine di semplificare il quadro politico e consegnare agli italiani, in accordo tacito con Veltroni ed il PD, un sistema politico bipartitico. Bene, siamo nell’ottobre del 2010, e la realtà ci riporta indietro nel tempo, al punto di partenza. Ci ritroviamo in un paese che non ha realizzato, negli anni, nessuna riforma liberale: né in campo economico, né in quello sociale. Un paese ancora oggi controllato da corporazioni e plutocrazia, ma soprattutto in un paese dove i deputati non vengono scelti dal popolo sovrano, ma in realtà, proprio da apparati e da quella partitocrazia tanto ostracizzata dal Presidente del Consiglio. Ecco tutto questo è in sostanza il fallimento del pensiero berlusconiano. Inoltre questa maggioranza a trazione leghista, ed il suo leader Silvio Berlusconi, sono passati dalla difesa del bipolarismo tout court, che vedeva in Fini suo massimo ispiratore, ad una mera contrattazione su ogni provvedimento da approvare, tra partiti e partitini, atta alla sopravvivenza della legislatura. Un esempio su tutti la guerra di potere fatta di tatticismi con gli ex An, tornati indietro, come se non si trovassero nella vita pubblica del paese, bensì nel gioco dell’oca.
Non vanno dimenticati inoltre, compare Lombardo che, dallo sguardo sommesso, potrebbe apparire un personaggio del ciclo dei vinti di Verga, ma che in realtà si presta ben volentieri ad una politica dei due forni, in Sicilia all‘opposizione a Roma in maggioranza, ed uno sparuto gruppetto democristiano capeggiato da un tale Saverio Romano, che ha ritenuto più opportuno lasciare l’UDC, per difendere meglio i valori cattolici alla corte di Re Silvio. Aspettando i clamorosi cambiamenti: riforme liberali, abbattimento degli ordini professionali, un nuovo statuto delle professioni, investimenti in innovazione e ricerca, restiamo in attesa.