Avanti della domenica

N. 31 del 17 ottobre 2010

Il dossieraggio contro Fini ha provocato un salto in avanti del protagonismo della magistratura
Alberto Benzoni - L'autogoal dell'autocrate
mercoledì 13 ottobre 2010

Alberto Benzoni

Il dossieraggio come atto di legittima difesa e/o ritorsione”. Scavando all’osso, è questo l’argomento principe dei berlusconiani nei dibattiti Tv. E giù a ricordarci le persecuzioni del circuito mediatico-giudiziario; dai casi Noemi e D’Addario sino alle dieci domande di Repubblica.
Una reazione che si può comprendere. Tra l’altro fare domande sulla vita privata (“quante volte figliuolo?”)spetta ai preti; non ai giornalisti. Rimane però il fatto che il rilancio su vasta scala del “metodo Boffo”è stato un vero e proprio autogol.
L’industria dei dossier è sempre esistita; così come il loro uso improprio: leggi il dosaggio di notizie per distruggere questo o quel personaggio o per ricattarlo. Però i “produttori di fascicoli”erano ancora in un numero limitato; mentre i loro utilizzatori erano persone “borderline”; e in un mestiere a rischio (sia Corona sia, soprattutto, Pecorelli “se l’erano cercata”).
Nel caso Tulliani registriamo, invece, almeno tre novità abbastanza sgradevoli.
Primo: l’obbiettivo del ricatto- distruggere Fini e il suo gruppo o, almeno, indurli a più miti consigli- viene addirittura gridato sui tetti; e dall’inizio. Apologia di reato? Diciamo, annuncio del medesimo.
Secondo: su questa vicenda si realizza- ancora una novità assoluta-alla luce il connubio tra l’autorità di governo (unica in grado di mobilitare servizi, fare pressioni sui colleghi caraibici, rifondere le spese) e ogni sorta di personaggi equivoci: plenipotenziari “socialisti”a totale servizio del padrone, bancarottieri, magazzinieri pentiti, bicazzieri ed esponenti fantasma di società e governi fantasma, tutti rintracciabili nei “peggiori bar di Caracas”, (come dice la pubblicità del rum).
Infine, scopo di questa variopinta congrega non è quello di denunciare o verificare reati ma piuttosto la “produzione di fumo a mezzo di fango”. Il tutto materiazzandosi nel quesito (cui “tutti gli italiani attendono una risposta”) un po’ surreale “Tulliani è affittuario o proprietario dell’appartamento?”.
Ora, se chiunque può essere colpito non perché autore di un reato ma per i comportamenti dei suoi familiari, non ce n’è più per nessuno. E tutti sono portati ad avere reazioni magari sopra le righe al primo “avviso” (vedi caso Marcegaglia).
Allora, la prosecuzione / estensione del “metodo Boffo”può aprire scenari inquietanti. Il primo che viene alla mente è l’impazzimento del sistema politico con la rete dei rapporti collettivi e personali oramai fuori controllo. Ma è probabile che l’istinto di conservazione ci trattenga sull’orlo del baratro; con ulteriori danni ma senza il collasso totale.
Avremo sicuramente un ulteriore discredito della classe politica. Ma qui il processo è già molto avanzato di suo.
Molto probabile, e oggettivamente devastante sarà, invece, la caduta di ogni residua barriera al protagonismo della magistratura, vista oramai come unico garante della legalità e della morale pubblica.
E qui il cerchio si chiude. Si era partiti in estate lancia in resta e bandiere al vento: “con Montecarlo e col tinello / di Fini faremo macello”. E si chiude, in autunno, con le perquisizioni, anche corporali, al Giornale.
Appunto, l’ennesimo autogoal; quello di un autocrate impotente.