Avanti della domenica

N. 31 del 17 ottobre 2010

Una nuova Costituente
Riccardo Nencini - Contro la crisi un Risorgimento riformista
mercoledì 13 ottobre 2010

Riccardo Nencini

Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi. A volte, per capire il presente occorre scomodare il passato: Goffredo Mameli scrisse nel 1847, quasi due secoli fa, quello che sarebbe diventato il nostro inno nazionale e mise nella seconda strofa il ‘manifesto’ politico della futura nazione. Raccolgaci un’unica bandiera ammoniva, altrimenti il nostro destino sarebbe stato segnato. Citare Mameli con l’approssimarsi del 150° anniversario dell’Unità d’Italia non è solo un omaggio alla storia, ma uno spunto per parlare di un presente convulso e confuso.
Dopo un secolo e mezzo si afferma nel Paese e indirizza la politica del Governo, un partito che gioca allo sfascio e che vorrebbe riportare indietro le lancette del tempo facendo dell’Italia un’espressione geografica e rendendo di nuovo gli italiani ‘calpesti e derisi’. Un paese diviso è un paese che non conta nello scenario internazionale. E’ un Paese che non esiste.
In Italia oggi raccoglie consenso chi è ‘contro’ e chi mira a dividere: Berlusconi, che da quindici anni rovescia i suoi fallimenti politici su nemici più o meno immaginari; Bossi, che ha costruito le sue fortune politiche calpestando i principi costituzionali; ma anche Di Pietro che non ha riguardi a ingiuriare le istituzioni e chi le rappresenta. Un tempo si parlava di anti-politica, oggi questi attori sono parte integrante del sistema. Non c’è altra soluzione, per rispondere ad una crisi del sistema, che mettere in atto una rivoluzione di quel sistema. Un nuovo Risorgimento riformista.
Sosteniamo da tempo che solo un’Assemblea con poteri costituenti, eletta da hoc col sistema proporzionale puro, può scegliere un percorso coerente di riforme. Dopo aver cambiato per quattro volte la legge elettorale, è ridicolo solo pensare che la quinta risolva i problemi di governabilità e rappresentatività democratica anche se quella attuale è certamente la peggiore che l’Italia abbia mai avuto. C’è un problema evidente di equilibri istituzionali, gravemente intaccati dalle riforme elettorali passate, a cominciare dal premio di maggioranza e dall’indicazione del premier, ma anche dall’uso distorto che ne fa l’attuale maggioranza di governo.
Senza contare poi che ogni livello di governo – comuni, province, regioni e Parlamento – ha le proprie regole elettorali, spesso in contrasto fra loro. Iniziamo intanto a renderle omogenee, uniformando le leggi elettorali ed estendendo gli aspetti positivi di quelle dei comuni o delle province a tutto il sistema: un ‘Sindaco d’Italia’ eletto con sistema proporzionale e preferenze garantirebbe la governabilità e la rappresentanza a tutte le forze politiche. Sarà, questa proposta di riforma della legge elettorale, oggetto di una nostra imminente iniziativa.
Ma non può bastare, perché è solo operando contemporaneamente anche sulla seconda parte della nostra Carta che si può sperare di rimettere le istituzioni in grado di funzionare al meglio.