Avanti della domenica

N. 29 del 10 ottobre 2010

Angelo Sollazzo - Riscopriamo il socialismo tricolore
mercoledì 6 ottobre 2010

Angelo Sollazzo

Dopo due mesi di tormentone sulla proprietà di un piccolo appartamento a Montecarlo, riscoppia il vero caso politico dell’attuale maggioranza di governo, le intemperanze verbali, ma anche un malcelato desiderio sovversivo, del capo popolo della Lega Nord, Umberto Bossi.
La politica italiana per tutta l’estate è stata bloccata della querelle Fini-Berlusconi e sul gossip, più o meno pesante ora sull’uno ora sull’altro.
Acclarato il fatto che al cittadino medio non interessa nulla delle inclinazioni sessuali o delle scappatelle degli esponenti di primo e secondo piano del PDL, tantomeno lo appassiona la destinazione delle proprietà del vecchio partito finiano, vista anche la inesistenza di qualsiasi risvolto penale, ed essendo in presenza di un problema esclusivamente di ordine morale, i fiumi di inchiostro utilizzati da parte di certa stampa, sarebbe bene utilizzarli per affrontare, in maniera non superficiale, l’aggressione continuativa che le istituzioni subiscono da quello che dovrebbe essere un ministro della Repubblica.
Negli ultimi quindici anni le sparate di Bossi venivano derubricate ad espressioni di folklore, ultimamente con l’avvicinarsi del federalismo fiscale, il capo leghista sta cavalcando altri settori della sua innata avversione al Paese unitario.
Certo senza esagerazioni ed esasperazioni la Lega non avrebbe motivo di esistere.
La mancanza di vere differenze linguistiche, religiose ed etniche, rende difficile la spiegazione di una volontà secessionista basata solo sulla motivazione dello sfruttamento da parte del Sud delle risorse prodotte al Nord.
Le osservazioni potrebbero essere molteplici ma basterebbe ricordare a Bossi che gran parte dei prodotti del Nord vengono consumati al Sud e che nel settentrione la forza lavoro meridionale è essenziale e forse maggioritaria. Ci si chiede quanti meridionali lavorano e vivono stabilmente nell’Italia settentrionale?
Le minacce di improbabili rivoluzioni, di imminenti secessioni, di fucili e baionette nordiste, di assalto al Palazzo romano, sta lasciando il campo a volgarità nei gesti e nelle parole che mal si addicono ad un ministro in carica.
Si rende conto Bossi che non può definire porci i cittadini della Capitale della Nazione che egli stesso dovrebbe rappresentare. Lo capisce che sollevare il dito medio in più occasioni di fronte ai suoi concittadini è un segno di maleducazione ed offesa, che nella sua condizione non si potrebbe permettere.
Vogliamo evitare di ricordare che certi gesti e certe frasi sarebbero reati penali, vilipendio, denigrazione ed offesa allo Stato ed alle rappresentanze dello stesso, non vogliamo meravigliarci del silenzio della magistratura e di altri organi dello Stato, ci preoccupa, invece, il senso di disagio quando non di paura che sta invadendo la pubblica opinione.
Il Presidente del Consiglio. che aveva fondato un partito dal nome nazionale ed unitario, quale Forza Italia, consente tutto ciò per interessi di bottega, per conservare il suo potere insieme ai suoi lauti guadagni ed alle sue proprietà.
E’ arrivato il momento che qualcuno gli chieda conto di tali comportamenti.
Una minoranza non può permettersi di sputare in faccia, tutti i sacrosanti giorni, alla maggioranza del Paese. Non si possono impunemente denigrare uomini e luoghi sacri per la parte maggioritaria dei cittadini e per i quali molti hanno dato la vita.
Nessuno può nascondere che vi sia una questione meridionale, che certi lassismi e certe rassegnazioni non sono più accettabili, che la criminalità organizzata, nel Mezzogiorno, controlla gran parte della società, ma tutto ciò non lo si affronta abbandonando parte determinante del territorio, ma garantendo più Stato, più investimenti, più controlli e più efficienza della pubblica amministrazione.
Eliminare gli sprechi, lottare la malavita, garantire funzionalità alla macchina statale, è tutto possibile riponendo il Mezzogiorno al centro del dibattito politico ed affrontando in termini nuovi la questione meridionale. Nuovi metodi, nuovi controlli, nuovi investimenti ed il Sud invece di essere un problema può diventare un risorsa del Paese.
Una risposta politica può arrivare proprio dai socialisti.
Nel Risorgimento nazionale la componente socialista ha avuto un ruolo di primissimo piano.
Giuseppe Garibaldi diceva che la differenza tra lui e Mazzini era nel fatto che mentre Mazzini era repubblicano, lui era socialista.
Agli inizi del novecento i socialisti erano fortemente permeati di italianità,dopo la seconda guerra mondiale e dopo i fatti di Ungheria le caratteristiche nazionali del socialismo venivano ancor più accentuate, negli anni novanta prima Pertini e ancor di più Craxi rilanciavano il socialismo tricolore quale progetto politico originale ed attuale.
L’Italia sta compiendo un compleanno importante. Con i 150 anni dalla nascita dello Stato unitario, i socialisti, in risposta alle assurde velleità secessioniste, devono rilanciare il loro progetto che si deve basare su di una società che difende la sua unità, che lavora per la eguaglianza e per la ridistribuzione delle ricchezze, che garantisce i deboli ed i bisognosi e che riconosce i meriti.
Il socialismo democratico e del domani deve mirare a tali obiettivi.
Per rilanciare il socialismo tricolore, il Partito sta programmando una serie di iniziative, che vorranno ricordare la nostra storia, ma indicare anche i nuovi percorsi per il futuro.