Avanti della domenica

N. 29 del 10 ottobre 2010

Federalismo, la propaganda elettorale di Bossi
Giovanni Crema - A rischio le casse dei comuni
mercoledì 6 ottobre 2010

Nel corso della recente Festa dell’Avanti! a Ravalle, si è tenuta una interessante tavola rotonda con la partecipazione di Renata Polverini e Stefano Caldoro, rispettivamente presidenti delle regioni Lazio e Campania, del sindaco di Codigoro Rita Cinti Luciano, di Giovanni Crema e Gerardo Labellarte. Il tema della tavola rotonda, moderata dal giornalista del Resto del Carlino, Corrado Piffanelli, continua ad essere quanto mai di attualità.

Giovanni Crema

Dopo la manovra finanziaria di correzione dei conti pubblici e i pesanti interventi sulle risorse degli enti locali, Il sistema delle autonomie è interessato a una rimodulazione dei tagli, a rivedere il patto di stabilità (rendendolo più sensibile alla virtuosità degli enti), allo sblocco di ulteriori risorse per gli investimenti e a rendere meno recessiva la manovra.
Contestualmente al dispiegarsi degli effetti del decreto legge 78/2010 (manovra economica), il sistema delle autonomie locali e regionali dovrà inoltre affrontare i primi passi dell’attuazione della legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale. Lo schema di decreto legislativo sull’autonomia impositiva dei comuni definisce la nuova tassa municipale che, oltre alla cedolare secca sugli affitti, prevede l’accorpamento e il riordino di tutta l’imposizione che ricade sugli immobili e l’istituzione di un fondo perequativo per i territori con bassa dinamica immobiliare; quello sui fabbisogni standard affida alla società sugli studi di settore la definizione della combinazione ottimale di risorse per finanziare le funzioni fondamentali di comuni e province definite dalla legge n. 42, in attesa della Carta delle autonomie; mentre per ottobre è atteso il d.lgs. sulla fiscalità delle province.
Nel frattempo è ripreso al Parlamento l’esame del decreto legislativo in materia di fabbisogni standard di comuni e province per l’attuazione del federalismo fiscale e la nuova bozza di decreto legislativo per la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nella sanità pubblica (che partiranno dal 2013), messa a punto dal governo.
Per venire allo schema di decreto legislativo riguardante il cosiddetto “federalismo municipale” ci sono troppe zone d’ombra e punti da chiarire. Il rischio assai concreto è che si apra una vera e propria voragine nelle casse dei comuni.
Questa scelta conferma quanto sempre abbiamo sostenuto: il federalismo fiscale che ha in mente Tremonti è un’operazione “minimalista”, costruita su una dotazione di risorse drasticamente ridotta rispetto al passato. Il superamento della finanza derivata è sicuramente auspicabile. Ma la sostituzione dei trasferimenti erariali con la devoluzione del gettito di alcuni tributi serve a poco, se l’ammontare di risorse attribuite ai comuni non recupera i tagli già decisi. Rimangono inoltre del tutto ignoti i criteri in base ai quali il Fondo sperimentale di riequilibrio (che sostituirà dal 2011 i trasferimenti statali) verrà ripartito tra i comuni. E’ una incognita non da poco, specialmente per i comuni maggiormente dipendenti dalla finanza derivata. Il secondo nodo da sciogliere riguarda le conseguenze sugli equilibri complessivi dell’operazione con l’introduzione della cedolare sugli affitti. Si stima che la perdita di gettito derivante dall’introduzione della cedolare sia di 3.295 milioni. Questa cifra, in realtà, potrebbe essere superiore: se tutti i contribuenti scegliessero la cedolare, la riduzione del gettito IRE potrebbe toccare i 3.880 milioni. Se poi la lotta all’evasione producesse risultati inferiori alle (ambiziose) previsioni del Governo, si aprirebbe una voragine che potrebbe oltrepassare il miliardo di euro annuo. Chi si farebbe carico di questo ammanco di risorse? Visti i cattivi precedenti (l’insufficiente compensazione dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa) non è da escludere che questo rischio venga scaricato sui comuni, a cui il decreto attribuisce le entrate derivanti dalla cedolare.
Ultimo punto, la distribuzione territoriale del gettito della cedolare. Il ruolo decisivo per l’equilibrio dei conti dell’emersione di imponibile evaso rischia paradossalmente di penalizzare i comuni con minore evasione dell’IRE sulle locazioni. Questi enti non riusciranno a compensare con il recupero di evasione il minor gettito della cedolare secca rispetto all’attuale regime d’imposta. Un fatto che rischia di rappresentare l’ennesima beffa a danno dei comuni virtuosi. Il tema del federalismo più che in altre stagioni politicoistituzionali sembra fare da spartiacque anche sul futuro del governo e della maggioranza. E tuttavia a differenza di altre stagioni tutto si può dire tranne che sia chiaro che cosa ci si aspetta davvero. Finora, infatti, è prevalso anche nelle varie decisioni e dichiarazioni l’aspetto dei costi impugnato ed agitato per dire soprattutto che il Nord è stufo di pagare ritardi e gli sprechi del Sud a partire dalla sanità. Che poi queste cifre sui costi restino in larga misura ignote è un altro discorso che la dice lunga sul carattere di un dibattito in cui prevalgono decisamente gli annunci guerrieri piuttosto che le modalità per dare attuazione a quel nuovo titolo V della Costituzione fermo al palo dal 2001.