Nel 1996, sotto l’ala protettrice di Berlusconi, mentre il vero quotidiano Avanti! non era in edicola per il tracollo economico della sua società editrice, Valter Lavitola, con Sergio de Gregorio non ancora senatore, portarono in edicola un clone dello storico foglio del Psi, registrandolo, per sfuggire a una condanna giudiziaria certa, come “L’Avanti!”.
Stessa grafica, ma in aggiunta l’articolo determinativo. Tanto bastò, chissà come, a superare gli ostacoli legali e a restare in edicola.
Col passare degli anni, l’articolo determinativo venne pian piano schiarito fino a scomparire del tutto e oggi abbiamo una copia dell’originale che con ogni probabilità, non corrisponde neppure alla registrazione presso il Tribunale. Anzi si tratta di un falso storico dato che l’originale non era un foglio commerciale qualunque, ma la bandiera del socialismo italiano.
Un furto di memoria dunque, cui purtroppo, si prestarono alcuni compagni che all’epoca, in nome di un malinteso anticomunismo, erano pronti a digerire non solo l’alleanza col magnate della Tv commerciale, ma anche l’alleanza con tutto il campionario della destra italiana, dai papisti fino ai leghisti e ai missini. Alcuni di questi compagni si sono trasferiti stabilmente nel partito di Berlusconi, dove hanno trovato una confortevole accoglienza, raggiungendo anche, com’è il caso di Fabrizio Cicchitto, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Stefania Craxi, posizioni di grande responsabilità e rilievo pubblico. Il seguito di quella sciagurata operazione è oggi sotto gli occhi di tutti.
Feltri e Il Giornale hanno fatto scuola e Lavitola, disciplinato socio di Berlusconi, ha applicato il metodo “Boffo” al “dissidente” Gianfranco Fini.
In questa cornice Stefania Craxi, martedì 5 in una lettera al Corriere della Sera in risposta alle osservazioni di Alberto La Volpe (v. pag.2) definisce questo come “un eccellente lavoro giornalistico”. Dunque, secondo Stefania Craxi, dovremmo iscrivere nell’elenco dei direttori dell’Avanti!, da Bissolati a Treves, da Nenni a Lombardi, da Pertini ad Arfè, fino all’ultimo, il carissimo Francesco Gozzano, anche Valter Lavitola e Sergio de Gregorio. Ci spiace, non possiamo farcela, noi non abbiamo così tanto pelo sullo stomaco.
Qui di seguito riportiamo alcune delle dichiarazioni e degli interventi sul caso Avanti!
Nencini, vera patacca è L’Avanti! di Lavitola
“Se i sospetti di Bocchino fossero provati e Valter Lavitola fosse l’autore della ‘patacca’ saremmo dinanzi a un caso vergognoso. In attesa di scoprire la verita’, non commentiamo ulteriormente ma ci limitiamo a dire che “L’Avanti!” di cui Lavitola è direttore è una testata che nulla ha a che vedere col Psi: chi conosce le vicende degli anni ‘90 sa bene che quel nome fu scippato con un cavillo, taroccato con un articolo e un apostrofo e portato nell’area politica del centrodestra. Quel giornale è dunque la vera patacca e viene casomai da chiedersi come possa invocare credibilita’ e autorevolezza giornalistica chi dirige una testata che è già di per sé un falso storico”.
(24 settembre)
Il Psi: Lavitola non può usare la testata Avanti!
“Il Psi di Riccardo Nencini – informa una nota dell’ufficio stampa - ha chiesto, tramite il suo tesoriere e rappresentante legale Oreste Pastorelli, al liquidatore patrimonionale del vecchio Psi di adoperarsi per tutelare la proprietà della storica testata socialista Avanti! anche considerando il danno di immagine che ha provocato e continua a provocare spacciandosi come ‘quotidiano socialista dal 1896’ quello attualmente in edicola diretto da Valter Lavitola. Il quotidiano salito alla ribalta della cronaca per le affermazioni del suo direttore a proposito della vicenda Fini-Tulliani, sta infatti utilizzando impropriamente una testata che non gli appartiene. A questo punto ci sono due certezze: il liquidatore del Psi ha l’obbligo di porre in essere tutte le azioni a tutela del patrimonio del disciolto Partito socialista italiano in cui rientra la storica testata; il quotidiano diretto da Valter Lavitola non ha nulla a che vedere con il quotidiano che venne diretto, tra gli altri, da Pietro Nenni”.
(30 settembre)
Nencini: un falso in nome e per conto di Berlusconi
“I fatti di questi giorni attorno alla casa di Montecarlo e le oscure manovre di Valter Lavitola confermano dopo un quindicennio che l’operazione del falso Avanti! fu fatta in nome e per conto di Berlusconi, per far credere che Forza Italia fosse l’approdo giusto per la diaspora socialista.
Purtroppo oggi la realtà è di fronte a tutti e il povero Lavitola si trova a sbarcare da un jet privato in un lontano paradiso fiscale per sostenere la lotta intestina al centrodestra tra il suo amico Berlusconi e il presidente della Camera Fini. Continui pure a sfaccendare per Berlusconi, ma almeno abbia il buon gusto e la decenza di non tentare di indossare panni che ben altri hanno vestito prima di lui. Per quanto ci riguarda faremo di tutto per difendere in ogni sede e in ogni modo la dignità del vero Avanti! e di una storia socialista che non ha nulla a che spartire con Berlusconi e il centrodestra”.
(1 ottobre)
Labellarte: un falso per rubare la storia socialista
“La squallida vicenda del falso Avanti! di Lavitola, che noi del Partito Socialista Italiano denunciamo da molto tempo, anche in sede giudiziaria, è parte del disegno che da anni porta avanti il centro destra e che mira a impadronirsi dei simboli storici del socialismo italiano e a delegittimarli. Il Partito Socialista Italiano, che non a caso porta questo nome, ha operato ed opera in tutte le sedi, e innanzitutto tra i cittadini presentandosi alle elezioni, per tutelare questa storia e darle un futuro nella sinistra.
Va detto che questo nostro appassionato lavoro ha raramente trovato solidarietà nella sinistra stessa. Quelli che oggi piangono lacrime di coccodrillo perche ‘la gloriosa testata di Pietro Nenni è finita nelle mani di Lavitola e di Berlusconi’ sono spesso gli stessi che hanno animato tutte le possibili campagne antisocialiste e che non hanno alzato un dito quando il PD a guida Veltroni decideva di cancellare i socialisti dal Parlamento italiano”.
(1 ottobre)
Bobo Craxi: fu carpita buona fede di mio padre
“Purtroppo all’epoca fu carpita la buona fede del leader politico socialista in esilio e, dopo la sua scomparsa, alcuni tristi protagonisti si impossessarono della testata estromettendo, di fatto, i dirigenti socialisti in modo discutibile, portandola in dote alla squadra di Berlusconi. Quest’ultimo fu sempre perfettamente informato della volontà dei dirigenti socialisti, tra cui il sottoscritto, di voler continuare a mantenere in vita quel giornale sotto le insegne socialiste, affinché fiancheggiasse la nuova esperienza del rinato Partito. Ma l’area degli ex socialisti di Forza Italia diedero la sponda a un’azione proditoria di sottrazione della memoria viva di un pezzo significativo della stampa politica socialista.
Le vicende degli ultimi giorni mettono in luce clamorosamente la strumentalità dell’utilizzo di quel foglio che, negli anni più duri della cosiddetta ‘Rivoluzione italiana’, fu un punto di riferimento per tutti i socialisti della diaspora e ora volgarmente utilizzato per operazioni di bassa lega e di scarso o inutile valore politico.
Alla luce di quanto avvenuto non resta che reiterare la richiesta formulata allo stesso presidente Berlusconi dieci anni orsono, e cioè di restituire alla legittima eredità politica del Partito socialista italiano quella testata, evitando di protrarre ulteriormente un dannoso quanto tragico ‘teatrino’ in disprezzo alla memoria di migliaia di cittadini di fede politica socialista, che non sopportano più questo odioso sopruso, né che il nome della testata Avanti! venga infangato nel modo più inverosimile”.