Due P(a)esi e due misure
Prima notizia: nel “medievale” Iran la condannata Sakineh è ancora viva (pena sospesa); nella “più grande Democrazia (la maiuscola è d’obbligo, perbacco, altrimenti Aldo Forbice si offende!) dell’Occidente” Teresa Lewis è stata giustiziata in perfetto orario.
Seconda notizia: per la donna iraniana, rea confessa dell’omicidio del marito, si è mobilitato tutto il mondo che conta, Carlà in testa, e gli appelli hanno ben presto – forse giustamente – assunto il tono di un diktat nei confronti dei “fanatici ayatollah”; per salvare la sua coetanea americana, una donna con un QI (72), al livello di minorato mentale, si è fatto invece ricorso ad una moral suasion molto timida e “rispettosa”, che non ha sortito alcun effetto. Nulla di sorprendente, per chi ricorda, tra cento altre, la vicenda di Sacco e Vanzetti: gli States non accettano ingerenze in materia di politica interna e di “giustizia”. In God we trust: è Lui a guidare le loro azioni, i non americani dicano pure ciò che vogliono.
Terza notizia: ad esecuzione avvenuta nessun giornalista mainstream si è sognato (né si sognerà mai) di accusare l’America ed il suo sistema giudiziario di barbarie.
Loro “sono comunque una grande democrazia”, ripetono come un mantra i propagandisti, alla radio, sui giornali, in tivù. Loro sono buoni a prescindere, così recita il dogma – anche se hanno sostenuto i dittatori feroci, Khmer rossi compresi, anche se hanno portato la guerra in ogni angolo del globo, anche se praticano la pena di morte, anche se, in una città americana, gli ammalati privi di assicurazione medica crepano fuori dagli ospedali – mentre Iran, Russia, Cina, Cuba ecc. ecc. sono cattivi a prescindere, sono “Stati canaglia” e quotidianamente descritti come tali.
Domanda ai lettori: non vi viene mai il dubbio di vivere in un Truman show globale, o che la parola “democrazia”, pronunciata ogni cinque minuti, sia una formula vuota? Mi auguro di sì: dubito ergo sum, diceva un tale; e credo proprio che avesse ragione. Gli occhiali neri – o a stelle e strisce – non aiutano a vedere con chiarezza ciò che ci circonda.
Norberto Fragiacomo - Trieste
*Vicesegretario Federazione
blog: www.bedo.it/SocialistiTriestini
Gheddafi, sottovalutato
Le critiche sulla visita di Gheddafi, a mio modesto avviso, non sono esagerate.
Anzi. Sono state poche e fatte a voce bassa. Come vogliamo chiamare un leader, che se non avrà la somma che chiede farà invadere l’Italia e l’ Europa da migliaia e migliaia di clandestini (parole sue)? Come chiamiamo chi tiene segregati centinaia di disperati? Come chiamiamo chi agita il Corano, un libro sacro, come una sorta di spot?
Come chiamiamo un uomo che viene in Italia e senza alcun rispetto per chi crede in un’altra religione auspica, che l’Europa abbracci la fede islamica? Si narra (è un fatto realmente accaduto) che il Saladino si trovasse alle porte di una città cristiana e che quello fosse il momento della preghiera per i fedeli musulmani. Uno dei suoi uomini gli propose di entrare in quella città e pregare. Ma egli rifiutò in segno di rispetto verso gli abitanti di quel posto poiché se fosse entrato e avesse pregato i suoi uomini avrebbero potuto conquistare la città (secondo un’antica usanza). Egli quindi distese il suo tappeto da preghiera per terra, nel deserto. Parliamo di un condottiero di molti secoli fa. Credo che anche Gheddafi conosca questa usanza: ma egli ha agito al contrario del Saladino. Ha messo la tenda ed entrato in segno di conquista. Vedremo cosa ci riserva il futuro.
Massimiliano Sciò - Roma