Avanti della domenica

N. 28 del 3 ottobre 2010

Filippo Poleggi - Il bipolarismo possibile: più equilibrato, più europeo
giovedì 30 settembre 2010

Damiano Potì

Condivido le preoccupazioni di Riccardo Nencini sia relative alla crisi economica che a quella politica.
Abbiamo più volte ribadito che occorra individuare con maggiore equità i settori in cui prelevare risorse per fronteggiare l’emergenza globale, partendo dalle rendite patrimoniali e finanziarie, poi eliminando tanti sprechi, mantenendo contestualmente l’obiettivo di allargare il sostegno alla produzione ed all’occupazione.
Sul versante politico abbiamo la riconferma che le forzature bipolari, con velleità bipartitiche, fatte quasi a freddo in tutti questi anni, contenevano in sé gli elementi della crisi odierna.
Nel centro-destra il PdL è invaso da correnti (fondazioni), più o meno mascherate, con lo scollamento palese e permanente di Fini, che è sfociato nella rottura. Perfino nella Lega-Nord si avvertono scricchiolii gruppettari, mentre si alternano propositi di “federalismo fiscale” (da verificare nei costi e nei tempi) con rinascenti pulsioni secessionistiche, accompagnate da volgari espressioni anti-italiane.
Ci auguriamo a tal proposito che il Pd la smetta con i corteggiamenti sotterranei nei suoi riguardi e che la consideri definitivamente fuori, nociva per l’Italia nel suo complesso.
Un nuovo assetto di alleanze potrebbe facilitare il suo isolamento.
Noi socialisti “abbiamo già dato”: prevedemmo a suo tempo (segretario De Martino) un “regionalismo spinto”, ai limiti del federalismo.
Abbiamo attuato le Regioni e si tratta ora di rendere efficace ed uniforme (Nord e Sud) tale regionalismo “solidale”, ribadendo nel contempo l’utilità e la continuità storica dell’Unità d’Italia
Analoga crisi si registra nel centro-sinistra. Sempre più numerosi esponenti moderati, da ultimo Rutelli, lasciano il Pd e si spostano verso il centro; permane la discriminante avverso il PSE da parte degli ex DC- popolar- margherita, fino a “proclamare” che “la socialdemocrazia… è morta”.
Cresce la difficoltà degli ex PCI-Pds-Ds di conciliare tale assetto con la loro storia e con la loro evoluzione verso il socialismo europeo, consolidata ultimamente dall’affidamento a D’Alema della Presidenza di tante Fondazioni appartenenti a tale cultura politica.
Proprio a quanti si richiamano a D’Alema e Bersani è affidato il compito di cercare nuovi equilibri anche se difficili. Reggerà il Pd a tante tensioni, da ultimo quella di Veltroni, o si prospetta anche qui una separazione consensuale? A proposito di assetti politici si comincia a constatare l’esaurursi, per non dire il fallimento del bipolarismo esasperato e forzato, affacciandosi nuove ipotesi di bipolarismo dolce, con più soggetti che si alleano (anche dopo il voto). per maggioranze di governo più omogenee, sul piano politico e programmatico.
Anche noi socialisti dobbiamo prepararci, per tornare nell’immediato ad essere presenti nelle Istituzioni parlamentari e forse essere protagonisti domani.
Pur impegnandoci con la parte più responsabile dei soggetti di centro e di centro-sinistra per una modifica del sistema elettorale sul modello tedesco, dobbiamo realisticamente prevedere che le prossime elezioni politiche, specialmente se anticipate al 2011, si terranno con l’attuale Legge 21-12-2005 n° 270 (porcellum).
Potremo comunque sperare che se l’UDC sarà “attratto” in futuro per l’emergenza nell’area di governo, potrà strappare: il ripristino del voto di preferenza; il premio di maggioranza fisso (magari contenuto nei limiti del 10%) ed un paletto del 35% per la coalizione che può beneficiare del predetto premio di maggioranza.
Tornando sulle alleanze politiche nel centro-sinistra dobbiamo auspicare (e batterci) perché il giustizialismo e populismo dell’Idv di Di Pietro resti fuori dalla coalizione progressista (avendo superato il 4% può avere rappresentanti autonomi alla Camera dei Deputati); con essi deve cessare anche quella contiguità equivoca erroneamente assecondata da Nichi Vendola.
Con Nichi si possono avere alleanze utili, previo questo chiarimento, mantenendo la distinzione dei simboli PSI e SeL, a cominciare dal Consiglio Regionale di Puglia con Gruppi consiliari separati ed autonomi.
Lo smantellamento del bipolarismo esasperato può cominciare dalle Regioni, specialmente dove siamo più presenti e c’è una nutrita rappresentanza dalemiana (Puglia).
Dobbiamo in Puglia farci promotori e sostenitori di una riduzione dei costi della politica, con la modifica dello Statuto che porti da 70 a 60 il numero dei Consiglieri regionali, ma principalmente avviando, anche come esempio per le altre Regioni e stimolo nazionale, l’ammorbidimento del bipolarismo, riducendo, come predetto, al 10% fisso il premio di maggioranza, giacchè c’è l’elezione diretta del Presidente (ai fini della stabilità) e lo sbarramento del 4% (che garantisce la semplificazione).
Ciò significa che non si esclude che il partito (o la coalizione) di maggioranza relativa, che esprime il Presidente, possa “completare” l’alleanza di governo dopo il voto, scegliendo tra i soggetti politici più vicini presenti in Consiglio regionale.
A livello provinciale e nei Comuni con più di 15.000 abitanti occorre prevedere tale scelta al 2° turno, attraverso anche alleanze diversificate, anche per favorire intese con i gruppi di centro.
 Con questo nuovo clima sarà più agevole e forse inevitabile rivedere tutto l’assetto legislativo regionale e nazionale in materia, per una democrazia dell’alternanza più equilibrata e più europea.

P.S.: Dai Socialisti addio a SeL. Anche in Puglia, dove una consistente pattuglia socialista si era candidata nel movimento vendoliano, si va verso la costituzione di un Gruppo Socialista autonomo in Consiglio Regionale. Esso sarà formato dai tre/quattro consiglieri regionali socialisti che hanno partecipato alla recente Festa Nazionale dell’Avanti! a Ferrara ed entrati nella Direzione Nazionale del PSI.