Filippo Poleggi*
Nel 140° anniversario dell’ingresso dei bersaglieri italiani a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, sarebbe molto giusto che la ricorrenza del 20 settembre tornasse a essere festa nazionale, di tutti, credenti e non credenti, contro i clericalismi di ogni tipo e contro i leghismi rozzi e corporativi, anche per restituire la corretta memoria dell’evento agli italiani “distratti” e innanzitutto ai giovani, che devono conoscere la vera storia del nostro Paese.
Il 20 settembre è evento importante non soltanto per il processo di unificazione del nostro Pese ma perché segnò per l’intera Europa l’inizio di una nuova libertà di coscienza, di pensiero e di religione, una nuova definizione dello “stato laico” per la libertà di tutti, un momento importante nel processo di modernizzazione dell’Italia e dell’Europa, con la separazione tra autorità spirituale e potere temporale auspicata anche da cattolici liberali come Rosmini e Manzoni.
La celebrazione di questo evento deve essere ripresa nelle mani di un organismo che garantisca la serietà della memoria storica. Molto equivoche sono state le scelte del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha concesso Porta Pia al movimento “Militia Christi”, già distintosi per posizioni integraliste e intolleranti, e condannato dall’autorità giudiziaria, per i contenuti delle sue posizioni. Equivoca era già stata anche la decisione di ricevere in Campidoglio gli zuavi, mercenari dalla parte sbagliata, a difesa di uno Stato dove non c’era libertà d’espressione e vigeva la pena di morte.
La nostra pietà e compassione va certamente a tutti i caduti di Porta Pia, ma ricordiamo innanzitutto con riconoscenza i bersaglieri italiani morti in battaglia.
Inopportuno è stato pure inserire nel programma delle celebrazioni il convegno di riabilitazione del Papa Pio IX, il Papa Re, quello del Sillabo e delle esecuzioni capitali .
Nutriamo sempre la speranza che il cardinale Tarciso Bertone trovi parole responsabili e rispettose dell’autonomia dello Stato Italiano; ricordando noi, con umiltà e fermezza, le parole del cardinale Dell’Acqua che, delegato da Paolo VI, in occasione del centenario della Breccia, definì la caduta del potere temporale un segno benevolo della Divina Provvidenza. Questa è la Chiesa a cui guardiano; libera di testimoniare i suoi valori perché liberata dal potere politico, finanziario, economico.
*Portavoce nazionale dell’ASCI