Avanti della domenica

N. 28 del 3 ottobre 2010

La nascita del Lombardo IV dimostra che il sistema politico ha bisogno di chiarezza
Giuseppe Miccichè - Sicilia, laboratorio politico o regno della confusione
giovedì 30 settembre 2010

Giuseppe Miccichè

Considerata per molti anni “laboratorio della politica italiana” per la capacità di sperimentare formule di governo (monocolore, centrista, di centro-sinistra, di centro-destra, ecc.) poi esportate al Centro, la Sicilia vive in questi ultimi tempi una stagione politica estremamente confusa, produttrice di formule non facilmente definibili.
Partiti nazionali assumono qui posizioni originali, alcuni si lacerano, si ricuciono, tornano a lacerarsi, porzioni di partito parlano e operano come forze autonome sottoscrivendo accordi sovra-partito, in un gioco che fino ad oggi è stato esclusivamente di vertici e che scuote fortemente la base disorientandola.
Al centro di questa situazione troviamo il Movimento per le Autonomie (Mpa) e il suo leader, Raffaele Lombardo.
L’Mpa ha una storia essenzialmente siciliana. Nell’isola infatti si è costituito nel 2005 con un programma autonomista e riformista, qui possiede nervatura e corposità, ad oggi potendosi dire parzialmente fallito il tentativo di estendersi nel Meridione del Paese.
Dalla nascita si è caratterizzato per la capacità di realizzare nelle tornate politiche e in quelle amministrative alleanze spregiudicate.
Fino al 2008, comunque, la sua preferenza è andata a gruppi espressi dal territorio e alle formazioni di destra.
Dopo le elezioni seguite alle dimissioni di Cuffaro in cui Lombardo fu candidato alla presidenza della Regione ed ebbe il 65% dei voti contro Anna Finocchiaro, candidata del Pd, l’Mpa si è posto in posizione critica fino alla rottura col Pdl, alleandosi con l’ala di questo partito facente capo a Gianfranco Miccichè (critico di Berlusconi, accusato di avere trascurato i diritti del Sud e più in particolare di avere trasferito i fondi FAS al nord), con l’Api di Rutelli (fuorusciti dal Pd) e con una pattuglia di “finiani”, e godendo della “benevola attesa” del Pd.
Recentemente però il Pd ha insistito per la nascita di un esecutivo libero da ogni legame con le varie parti del Pdl, nel mentre Miccichè rivelava crescenti incertezze e ambiguità di posizione.
Posto di fronte a questa nuova situazione, Lombardo ha lavorato per la costituzione di un governo di tecnici e di “politici non in servizio attivo” e si è aperto all’Udc di Casini, ma ha alla fine deciso in favore dei soli tecnici.
E’ così nato - non senza fatica per il continuo riemergere nel gioco di dubbi, ingressi, ritiri e per il logorante lavoro di definizione del programma e della struttura del governo -, il Lombardo IV, interamente composto da tecnici, alti dirigenti della Regione, docenti universitari e un ex prefetto, più o meno collegabili all’Mpa, al Pd, all’Udc di Casini (che ha rotto con Cuffaro),ai “finiani”, all’Api di Rutelli e a parlamentari dissidenti da Miccichè e ancora “senza casa”.
Corpi interi o spezzoni di partiti ed elementi isolati, concordi su un programma nel quale si compendiano esigenze largamente avvertite: la “restituzione dell’isola al proprio futuro” attraverso il “recupero dei valori dell’Autonomia”, la riforma con sfoltimento dell’apparato amministrativo, il decentramento di competenze ai comuni associati in Liberi consorzi previa abolizione delle province, il corretto impiego dei fondi europei, il potenziamento dell’agricoltura moderna, il controllo della catena agro-alimentare, e altro ancora.
In una regione già feudo di Berlusconi, il quadro politico emerso in questi ultimi giorni appare sconvolto, con una parte dei “miccichiani” che passano all’opposizione del governo, collocandosi di conseguenza sul medesimo piano del Pdl ma dando vita al “Partito del Popolo Siciliano”, il Pd soddisfatto per l’avvenuta estromissione dei “berlusconiani” in una regione dove da tempo il centrosinistra e la sinistra estrema non godono di buona salute, l’Udc che abbandona l’opposizione e si libera di Cuffaro, il quale in dissenso dalla linea di Casini si lega a Berlusconi e con alcuni parlamentari, tra cui Mannino, si accinge a costituire un nuovo partito.
Mai tanto ribollimento ai vertici, tanto proliferare di gruppi, mentre gran parte della base dei partiti (come del resto qualunque cittadino) guarda frastornata al diffuso pendolarismo di parlamentari e politici e al susseguirsi in due anni di quattro governi regionali espressi da coalizioni diverse, sempre in nome dei superiori interessi dell’isola,
Lombardo si mostra estremamente deciso e afferma di voler continuare sulla strada delle riforme: “E chi ci sta ci sta” ripete, e parla di “ viaggio senza ritorno”.
Avrà capacità operativa una coalizione così eterogenea? Lo vedremo.
Bisognerà controllare attentamente i passi del governo, la volontà e la forza di tradurre le parole in fatti concreti.
Ma bisognerà nel contempo lavorare perché il sistema politico regionale si rinnovi e si ristrutturi sulla base della chiarezza delle posizioni e della eticità dei comportamenti. Sarà altrimenti inevitabile lo sfascio generale e l’isola viaggerà senza più freni verso il precipizio.