Avanti della domenica

N. 27 del 26 settembre 2010

Lettera
mercoledì 22 settembre 2010

L’anomalia di Perugia

Camillo Prampolini, Filippo Turati, Bettino Craxi, se ancora in vita, si sarebbero indignati per l’inopportuna ingessatura del socialismo al congresso di  Perugia. In quell’assise era atteso un ruolo di libera tribuna, aperta alla convergenza centripeta di governo, senza infingimenti. Il Psi doveva avviare un progetto socialista di autonomia, incarnato dalla definizione storica: noi non siamo né di destra, né di sinistra, noi siamo socialisti. Si doveva tendere la mano ai compagni transfughi della disfatta giustizialista, dispersi nei mille rivoli dei cespugli del PdL e del PD, nonché dare certezza ai giovani per un futuro di libertà e benessere. Doveva insomma riproporsi sulla scena politica con l’identità assunta a Rimini nel 1982, con le opportune correzioni. Invece quel Congresso ha deluso tutti. Gli stessi congressisti sono usciti con un dubbio: cosa siamo venuti a fare se non abbiamo saputo avviare il tanto auspicato dibattito socialista per dire sì al futuro?
A Perugia non sono stati evidenziati i punti del dissenso riformista, tra la sinistra socialista ed i socialisti autonomisti, i termini della questione e  le soluzioni possibili. Occorreva in primis dare la possibilità di una tregua. Sarebbe stato opportuno aprire la fase post-ideologica della politica che non prende più in considerazione l’appartenenza alla destra o alla sinistra, ma che persegue un autonomo tatticismo con lungimiranza strategica.
Non ci si può ancorare ad uno statuto anchilosato, votato per alzata di mano. Il partito ha urgente bisogno di soggetti che abbiano la capacità di orientare, che si assumano la responsabilità di costruire percorsi nuovi di speranza e benessere, nell’ottica della convergenza centripeta di governo.
Per questo occorreva coinvolgere con la chiamata di responsabilità i socialisti autonomisti, il laicato-cattolico, le comunità delle radici cristiane, l’associazionismo, l’imprenditoria, la stampa, la gioventù post-craxiana, gli astensionisti del voto elettorale. Il mio auspicio è il consolidamento di rigorose regole deontologiche, statuarie ed organizzative capaci di riportare alla casa socialista coloro che affermano di essere socialisti pur se provvisoriamente mascherati nell’alveo del PdL, del PD e di altri scheriamenti di maniera.
Nel 1987 alla Camera dei Deputati vennero eletti 94 compagni socialisti. Costoro, se ancora in attività parlamentare, coerenti con l’ideale di socialismo craxiano, dovunque dispersi, si facciano avanti ora che il partito ha bisogno di loro, costituiscano gruppo parlamentare autonomista-socialista per una nuova primavera del Partito. La cosa si può fare solo se ciascuno assuma la veste di protagonista, spogliandosi dal mascheramento di “riformista socialista” assunto dal 1994 ad oggi. Non guasta la frase del Socialista langarolo Aldo Chiarle: raglio d’asino non sale in cielo.

Manfredi Villani - Milano